Quadricromie soffici

Il punto di partenza non è mai importante.Importante è il dettaglio che scopro e ripongo nella mia valigia, il dettaglio che mi appartiene”. Dettagli come frammenti di note, come suoni elevati a impressioni. L’elica desossiribonucleica della musica elettronica, quella votata alla pura evocazione, all’immersione atmosferica: dettagli, come le tracce di “Quadri+Chromies”, ultimo lavoro del poliedrico Hector Zazou. Nato nell’Algeria pre-indipendenza da padre francese e madre spagnola, inizia la carriera di musicista in duo con Joseph Racaille sotto il marchio ZNR, facendo riferimento alla vasta e fertile area del jazz francese. Zazou non tarderà a mostrare un’innata propensione per sonorità e strumenti inusuali, incamminandosi nei territori della contaminazione/scontro. Il lavoro con gli ZNR procede sino alla prima metà degli anni ’80, quando abbandona il progetto per la collaborazione con il musicista dello Zaire Bony Bikaie: obiettivo è fondere passato e futuro, vocalità ritualistiche e tribali con sonorità sintetizzate. Ne scaturisce la trilogia “Reivax Au Bongo” (’87), “Geographies/13 Proverbes Africaines » (’88) e « Geologies » (’90), con la quale Zazou si estende alla lunghezza della suite orchestrale aggiungendo dettagli di musica etnica e pop, fiati jazz e passaggi classici. Negli anni successivi, il moltiplicarsi di collaborazioni, studi e produzioni procederà in parallelo con l’accrescersi di influenze, stili, suggestioni: da “Sahara Blue” (’92), tributo al poeta Arthur Rimbaud che può contare sull’apporto di David Silvyan, John Cale, Bill Laswell e Dead Can Dance a “Chansons Des Mers Froides” (’95), dove campiona canti tradizionali dell’estremo Nord, mescolando musicisti esquimesi e sciamani con le star Suzanne Vega, Bjork e Siouxsie; da “Strong Currents” (’03) e “L’Absence” (’04), studi sulla voce femminile (tra le altre, Laurie Anderson, Jane Birkin, Lisa Germano, Nicola Hitchcok dei Mandalay) al doppio “Quadri+Chromies”, scivolando con programmatica deriva verso la rarefazione elettronica, annunciata da “Les Nouvelles Polyphonies Corses” del ’91 (con Hassell, Manu Di Bango, Sakamoto e Cale) e continuata da “Las Vegas Is Cursed” (’01). Di rilievo anche le collaborazioni con artisti italiani, da Giancarlo Bigazzi (in “Sonora Portraits # 2”, ’03) a Stefano Bollani (che appare in “Strong Currents”), agli Archea Strings impegnati in “Q+C”.
Come il titolo lascia intuire, “Quadri+Cromie” non è solo suono: il secondo disco è un dvd, opera dell’artista Bernard Caillaud (scomparso nel 2004), costituito da immagini geometriche in continua evoluzione. Iniziato nel 2002 come evento dal vivo, il progetto, nelle parole dei due autori, “non sta nell’indagine sull’interazione tra forme e colori”, quanto piuttosto nel volersi liberare “dal nostro desiderio ossessivo di capire le cose per poterle percepire meglio. Vogliamo suggerire un nuovo modo di creare senso che nasca da incontri sensoriali che siano casuali e unici”. Su questo binario s’era già mosso l’irrequieto Brian Eno con un progetto analogo installato anche, all’inizio degli anni ’80, a Milano: la programmazione casuale di nastri registrati e luci, di modo che nessuno potesse avere, nel medesimo istante, la stessa visione o sensazione. Ciascuno aveva la possibilità di testimoniare la propria, personale, esperienza.
Il rischio della concettualità pura – e un po’ sterile – è sempre in agguato, ma “Q+C” danza sull’orlo dell’abisso grazie all’equilibrio fornito, anche qui, da un (electric) dream team composto da Sakamoto, Sylvian, Bill Rieflin, Peter Buck dei R.E.M. (!) e dallo stesso Brian Eno, impegnato a reincarnarsi. Zazou dirige e amalgama il riconoscibile contributo di ciascuno, realizzando quello che si potrebbe definire – in luogo dell’abusata definizione di “tappeto sonoro” – soffice suggerimento sensoriale; un quieto invito a un ascolto/visione ogni volta nuovo. Nulla di rivoluzionario ma sempre un esercizio utile, nell’era della massima ripetitività.

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