Stadi di calcio e pubbliche virtù

Gli stadi di calcio e gli stadi dell’esistenza: l’estetico, l’etico e il religioso. E la prostituzione, che inquieta i sogni della Commissione europea. Accade questo, che nel paese dove si giocheranno i prossimi Mondiali di calcio, la Germania, dove dal 2001 la prostituzione è un’attività legale, nuovi bordelli aprono i battenti, in vista del prestigioso appuntamento sportivo e delle folle prevalentemente maschili che vi assisteranno. Più di tutti ha colpito la fantasia dei giornali Artemis, “la più grande casa chiusa d’Europa” secondo le parole dei suoi proprietari, tremila metri quadri distribuiti su quattro piani attrezzati che oltre a un centinaio di operatrici del settore ospitano piscine, saune, ristoranti, cinema: tutto, a meno di un chilometro dall’Olympiastadion di Berlino. Non è chiaro quale distanza dallo stadio potrebbe scoraggiare l’ardore dei tifosi, ma un chilometro deve essere apparso ai custodi del buon costume europeo davvero pochino. E troppe le prostitute che si prevede si sistemeranno nelle città tedesche, nei pressi degli impianti: dalle 40.000 alle 100.000, secondo alcune organizzazioni. Anche in questo caso, è difficile capire se vi è un numero sotto il quale la commissione europea, così consistentemente preoccupata per il fenomeno, farebbe rientrare l’allarme. Così come non è chiaro se la Commissione ritenga che la trasferta (dico la trasferta, poiché i tedeschi usufruiscono già dei servizi di cui si parla) aumenti l’appetito sessuale del tifoso, e gli metta sul piatto occasioni che nelle partite casalinghe, in patria, non gli sono offerte con tanta generosità, e che comunque, reso forse meno ardito dalla prossimità con luoghi e persone note, non coglierebbe. A prendere le cose con il necessario approfondimento, si vede bene che il problema è dunque in generale il turismo, la mobilità delle persone, la lusinga dell’ignoto, l’allontanamento da casa e famiglia, forse lo sradicamento esistenziale, sicuramente la crisi dei valori, e cioè la moglie che rimane in città e il marito che va alla partita (un tema caro già a Rita Pavone): tutte cose sulle quali occorrerebbe gettare un sospetto inquietante. Ancora una volta, l’ombra del nichilismo.
In ogni caso, pare che a fronte di una così generosa offerta, la Commissione europea si sia proposta l’obiettivo di ridurre la domanda di prostituzione, seguendo grazie al commissario italiano Frattini un ragionamento finalmente impeccabile e per nulla contorto: c’è offerta, perché c’è domanda. Non ci fosse questa, non ci sarebbe quella. Ma come ridurre la domanda, si staranno probabilmente chiedendo i commissari: con un’esortazione rivolta alle legittime consorti perché siano più calorose con i mariti prima del big match? Con sconti massicci per favorire l’ingresso delle consorti negli stadi (e, si capisce, anche in hotel)? Con una martellante pubblicità progresso? Oppure, più energicamente, con preparati farmaceutici somministrati insieme alle bottiglie di birra?
In attesa che in aprile la Commissione annunci le adeguate contromisure contenute nell’ambizioso programma: “cartellino rosso alla prostituzione forzata”, provo a formulare qualche riflessione, una per ogni stadio (dell’esistenza, non di calcio).
La prima: non c’è tema eticamente sensibile sul quale la politica non dia prova d’ipocrisia. Il tema della prostituzione non fa eccezione. L’ipocrisia funziona così: che da un giudizio morale largamente condiviso si fanno discendere provvedimenti e misure che sono adottati indipendentemente dalla loro efficacia, solo per dimostrare – come si dice – di avere a cuore il problema. (Senza dire che, spesso, si sta a posto con la coscienza solo pubblicamente). Poiché nel corso dei millenni l’uomo ha conosciuto diversi sistemi morali, e non gli è mai riuscito (all’uomo in generale, dico) di non pagare per ricevere in cambio prestazioni sessuali, bisognerebbe riconoscere che il problema non si situa semplicemente sul piano etico, ma traversa tutti le dimensioni dell’esistenza. La legalizzazione della prostituzione (che è un’altra cosa dal consentire la tratta delle schiave) prende semplicemente atto di ciò.
La seconda. La prostituzione fa comodo, diceva Walter Benjamin. Perché neutralizza l’eros, separa l’eros dal sesso. Corrisponde perfettamente al mondo borghese della famiglia, del sesso senza eros. Ne è il necessario complemento. Se si mescolano le carte, se la prostituzione non è esecrata, la famiglia è in pericolo. Anche il giovane Benjamin ce l’aveva con l’ipocrisia dell’esecrazione per la mercificazione del corpo della donna, dietro la quale si nascondeva la paura di quel corpo. Ma questo non vuol dire, bisogna pur aggiungere, che il corpo della donna sia nel fondo abietto della prostituzione finalmente liberato. È da un pezzo che sappiamo che non tutto ciò che eccede l’ordine borghese è per ciò stesso meglio di quell’ordine.
La terza e ultima. Nella prostituta, diceva ancora Benjamin, la seduzione della femmina e quella della merce si confondono. Non so se pensasse che da questa confusione un giorno ci si possa districare. Io credo di no. Il che non significa che la donna è destinata ad essere sempre un po’ mercificata, ma significa che il desiderio è destinato ad essere sempre un po’ irregolare, erratico e a modo suo assoluto. E per quanta strada si farà perché l’uomo (l’uomo in generale, dico) si vergogni di certi suoi desideri, ben difficilmente smetterà a volte di desiderare la sua vergogna.
Detto tutto ciò, il commissario Frattini si propone di intervenire dal lato della domanda. Come non augurargli fortuna. Ma auguriamogli anche, per il buon nome della Commissione, di non domandarsi mai qual è la natura di questa domanda: i suoi ragionamenti impeccabili ne verrebbero abbastanza scossi.

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