La musa ispiratrice di Aaron Sorkin

Per una buona sceneggiatura occorre un’approfondita documentazione, a volte un’esperienza sul campo. Dalle notizie che arrivano in questi giorni dal New York Post, sembra lo sapesse bene anche Aaron Sorkin, che con le sue geniali sceneggiature ha fatto la fortuna di West Wing. La nostra non è solo una stupida fissazione, ma una questione che riguarda da vicino tutti i fedelissimi della serie. Dimitra Ekmektsis, ex squillo di alto bordo, ha rivelato nel suo libro, “Confessions of a High-Priced Call Girl” (qui il sito del libro), come tra il 1990 e il 1992 Sorkin sia stato un suo affezionatissimo cliente. E non si è fermata qui (altrimenti a cosa servirebbero i libri di confessioni?). La ragazza non solo dà giudizi non proprio lusinghieri sulle prestazioni del povero Aaron, ma racconta dettagli sulle loro serate a base di droghe e musica di Don Henley. Nulla di nuovo, ché le dissolute abitudini di Sorkin erano già ampiamente note. Ma pare che la sensibile ex squillo sia rimasta particolarmente delusa dal modo in cui il famoso sceneggiatore l’avrebbe usata. Usata – sia chiaro – per capirne i segreti del mestiere. E per di più, con il peggiore degli scopi: diventare ricco e famoso. Una delle trame con cui inizia la prima puntata di West Wing, infatti, è proprio la relazione “casuale” tra Sam Seaborn (vice capo della comunicazione della Casa Bianca) e una squillo di alto bordo, Laurie. Non sfugge, adesso, da dove sia stata presa l’ispirazione (circostanza che secondo la Ekmektisis sarebbe stata confermata dallo stesso Sorkin in un’e-mail). Il punto è che Laurie non è solo uno dei tanti personaggi passati per il telefilm, ma quello che ci ha regalato una delle scene più belle di tutta la serie. I due si conoscono per caso in un bar. La mattina dopo Sam si sveglia a casa di Laurie, ma non sanno ancora niente l’uno dell’altra. Lei per errore legge il messaggio del suo cercapersone. “IPSU caduto da bicicletta, vieni in ufficio”. Sam si veste velocemente per correre a lavoro. Lei, un po’ delusa, lo saluta dolcemente: “Dì al tuo amico IPSU che dovrebbe cambiare nome e imparare ad andare in bicicletta”. Sam replica in fretta: “Lo farei, ma non è un mio amico, è il mio capo. E IPSU è la sua carica”. Laurie, confusa: “In che senso?”. E lui, solenne: “Il Presidente degli Stati Uniti”. Sigla.
E’ il teaser del pilot. Sono solo i primi cinque minuti della serie, ma c’è già tutto West Wing e tutto ciò che ha saputo rendere interessante persino un telefilm a tema politico. E’ stato un imprinting. Un colpo di fulmine. Fatto sta che se dopo sette stagioni siamo ancora qui a parlare di West Wing è anche merito di quella “call girl”. Grazie, Dimitra.

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