Isole della tv

Non saremo certo noi, proprio qui, a trascurare le due isole che presto – e in modi poi non così diversi – saranno al centro del dibattito del paese. Quasi a farlo a posta, infatti, l’Isola dei Famosi partirà su Rai Due mercoledì 13 settembre, mentre la seconda isola più disgraziata della tv (quella di Lost) inizierà su Fox il 18.
Malgrado i due programmi siano ormai ampiamente conosciuti, c’è chi ancora si ostina a sostenere che si tratti nel primo caso di uno dei tanti deprecabili reality show, e nel secondo di uno stupido telefilm in cui non si fa altro che sfruttare la morbosa passione del pubblico verso il soprannaturale, le sparizioni irrisolte e i dinosauri inestinti (in effetti mancherebbe solo il sale di Wanna Marchi e avremmo elencato tutte le grandi superstizioni del nostro tempo). Ma questi sono aspetti marginali della faccenda. I due programmi hanno in comune una formidabile capacità di trascinare il telespettatore in una sorta di grande gioco, e qui è il loro principale punto di forza. E’ qualcosa che si avvicina molto più alla passione per i videogiochi (ma forse sarebbe più esatto dire per i giochi di ruolo) che alla serialità della soap opera. Verso le due trasmissioni occorrerebbe dunque un approccio distaccato e consapevole, ma raramente si riesce davvero a mantenerlo. Quelli che pretendono di averne uno, seguono le trasmissioni per poter poi partecipare al grande rito collettivo, o almeno usarlo come argomento di conversazione davanti alla macchinetta del caffè. Desiderano giocare, ma non vogliono ammetterlo.
Non fatevi ingannare, che l’Isola sia per sua stessa definizione un gioco televisivo c’entra solo in parte. Non è quello che interessa agli spettatori. Quel che conta è che sparlino l’uno dell’altro, si vendichino, soffrano e che tirino fuori il meglio di loro (o il peggio, direbbe chi non ha senso dello spettacolo). A noi non rimane che tifare, giudicare e condannare, prendere cioè posizione nel dibattito che si concluderà – nostro malgrado – con una votazione democratica del pubblico. Lost, invece, ha proprio tutte le caratteristiche di un gioco multi-livello. Ci sono mostri invisibili, pericoli da evitare, misteri da scoprire pian piano. Alla fine della prima stagione, per esempio, siamo rimasti bloccati sull’orlo del secondo “livello” (tecnicamente sull’orlo della botola) senza poter vedere cosa c’era dentro. Nella seconda stagione entreremo – letteralmente – nel secondo livello (ossia dentro la botola), che ci presenterà a sua volta una serie interminabile di problemi da risolvere (e di conseguenza nuovi pericoli, nuovi nemici, all’infinito). Lost, inoltre, sembra essere il primo telefilm che non si preoccupi di eliminare, fisicamente, i propri protagonisti. All’arrivo sull’isola erano quarantadue, ma col tempo il loro numero è calato vertiginosamente. A dimostrazione del fatto che chi sta costruendo questa trappola per topi crede fermamente nella dura legge dei videogame: una vita per ogni errore. Certo, all’Isola dei Famosi per ora non si sono ancora viste eliminazioni fisiche, ma noi non smettiamo di confidare nel futuro.

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