Teodem

A pochi giorni dal convegno sul cattolicesimo democratico che ha segnato la riunificazione, assai minacciosa per Rutelli, di tutte le anime dell’ex Partito popolare, si svolgerà a Roma – dal 12 al 14 ottobre – il seminario dei cattolici di rito rutelliano. Paola Binetti, una delle massime esponenti del gruppo, ha spiegato su Europa che “fra il convegno dei popolari di Chianciano e il seminario dei teodem di Roma non vi è alcuna concorrenza, conflittualità o divisione”. Senza dubbio sarà colpa della nostra distrazione, ma dobbiamo ammettere che queste parole sono state per noi un’amara rivelazione. Non tanto per la storia della conflittualità – quando mai i democristiani sono stati conflittuali con qualcuno? – ma perché noi, giovani e ingenui, credevamo che il nomignolo di “teodem” glielo avessero appiccicato addosso giornalisti maligni e colleghi invidiosi, non certo che se lo fossero scelto loro, per sfoggiarlo in pubblico così, senza il minimo pudore. Che poi, tra persone normali, chi volete che lo capisca? Teodem. Un neologismo del terzo grado. Provassero a spiegarlo, a una persona normale, che prima c’erano i neoconservatori – quindi neocon – poi i loro sostenitori clericali – quindi teocon – e infine sono arrivati loro, che sono democratici, e quindi teodem. Potrebbero almeno essere più chiari, questi cattolici-pepsi.

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