Cara Barbara, eccoti le mie scuse

Cara Barbara – Volentieri ti rendo le mie pubbliche scuse, ma consentimi almeno di distinguere, mentre riconosco i tuoi diritti e i diritti delle donne in genere, i profili di pensiero ai quali tu giustamente accenni dalla nostra ininterrotta storia d’amore, che anche in un passaggio difficile come questo so tenere al riparo dalle tempeste dello spirito e dei sensi. Perché hai ragione a ricordarlo: il filosofare accade nella dimensione pubblica, ma è inscindibile dalle ragioni stesse della vita. In effetti, c’è sempre un sé filosofante in ogni corpo dottrinale, in ogni sintesi teorica, in ogni System der Philosophie – e può accadere che esso si esponga e si scopra nelle circostanze più impensate. Filosofare è un rischio, e bisogna correrlo. Proprio perciò, ti prego di riconoscere nei miei atteggiamenti non già manifestazioni irresponsabili di una certa qual leggerezza caratteriale, ma al contrario una sorta di serissimo experimentum homini, nel quale come filosofo sai che mi sento sempre coinvolto. Merleau-Ponty diceva: l’esistenza è sessuale, e il sesso è esistenziale: nessuna riduzione al mero elemento biologistico, dunque, ma anche nessun Dasein disincarnato. Questo non vuol dire che io non ti debba le mie scuse, ma ti prego di credermi quando affermo che non ho mai creduto di diminuire, impoverire o tantomeno cancellare la nostra preziosissima relazione d’amore quando ho cercato di comprendere – per entro la trama di rapporti in cui siamo già sempre immersi – il senso stesso dell’essere che così radicalmente ci individua: come uomini, come esseri senzienti, come esseri desideranti e pensanti, e pensanti in quanto desideranti. Per sempre tuo
Massimo Adinolfi

P.S. Per la tv hai ragione, la guarderò meno.

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