Le allegre comari di Arcore

A rendere politicamente insostenibile la posizione di Silvio Berlusconi, questo strano campione della moral majority nostrana, non sono gli spettacolini che fino a ieri si svolgevano nel chiuso delle sue ville, ma lo spettacolo che è oggi davanti a ciascuno di noi: un’interminabile sfilata di prostitute di alto e bassissimo bordo, aspiranti favorite, inconsolabili innamorate che a turno intrattengono l’opinione pubblica mondiale sulle private abitudini del capo del governo italiano.
Di fronte a questo spettacolo, infatti, Berlusconi non può dire l’unica cosa che un uomo politico nella sua posizione può dire a sua difesa: non so chi siano queste signore. In compenso, parla di fatti privati e prova a rovesciare la colpa di tutto sulla procura e sui giornali, che quei fatti privati hanno reso pubblici. Ma non convince nessuno, perché questa volta non sono state le forze dell’ordine ad andare a casa di Berlusconi. Questa volta, al contrario, sono stati Berlusconi e le sue allegre commensali ad andare a casa delle forze dell’ordine. E’ stata una delle ospiti abituali del presidente, e per sua somma sfortuna una delle più giovani, a finire per tutt’altre ragioni alla questura di Milano. Ed è stato Berlusconi a telefonare a tarda sera per ottenerne il rilascio, inviando allo scopo un’altra delle sue ospiti favorite. La scena decisiva di questa vicenda non si è svolta dunque tra le mura di una residenza privata, dove occhiuti magistrati avrebbero inviato, per spiarlo, quel dispiegamento di forze degno di un capomafia che Berlusconi ha più volte criticato. In questo caso, la scena decisiva si è svolta dove le incolpevoli forze dell’ordine si trovavano già, semplicemente perché ci lavorano.
Quanto al tentativo di screditare chi lo accusa, è un gioco da cui Berlusconi ha solo da perdere, almeno sul piano politico, dal momento in cui si tratta di persone che non può negare di avere assiduamente frequentato. Senza contare che è obiettivamente difficile distinguerle dalle testimoni che invece tentano di scagionarlo, e alle quali Berlusconi vorrebbe si desse credito. Ma c‘è anche un altro motivo per cui il presidente del Consiglio non può cavarsela parlando di mitomani in cerca di notorietà. A prenderlo sul serio, infatti, questo argomento non fa che confermare quanto sia critica ed esposta al ricatto, dunque pericolosa per tutto il paese, la posizione in cui il capo del governo è andato a cacciarsi. E tanto basta per pretenderne le dimissioni, visto che di questa situazione l’unico responsabile è proprio lui.

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