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L’appuntamento

Cara Left Wing,
sono una quarantenne piuttosto piacente, separata e con una figlia di sedici anni. Una MILF, diciamo. Ho avuto una lunga storia d’amore con un uomo più anziano di me; si chiamava P., era simpatico, affidabile, solido. E, se posso permettermi, anche una notevole dimostrazione di quella storia dell’energia dei calvi, non so se hai presente. Pensavo che avremmo potuto costruire un rapporto duraturo, fare progetti, realizzarli e invecchiare insieme guardando soddisfatti i risultati dei nostri sforzi comuni. Poi non so cos’è successo, mancavano un paio di mesi alla data che avevamo stabilito per andare a vivere insieme e di colpo non è stato più lui. Timido, indeciso, si svegliava sudato e tremante nel cuore della notte. Una sera ci siamo guardati in faccia e non c’è stato bisogno di parlarci, sapevamo già tutto. Mi sono rivestita, ho salutato P. con un bacio sulla guancia, gli ho augurato ogni bene – perché se lo merita davvero, sai – e sono tornata a casa, in tempo per preparare la colazione a mia figlia che stava per andare a scuola.

E’ passato un anno, più o meno, dal momento in cui io e P. ci siamo lasciati. E’ stato un anno difficile; io mi sentivo confusa, avevo bisogno di un uomo ma ero rimasta troppo scottata dall’esperienza con P., così preferivo attendere, passando delle tranquille serate in compagnia di mia figlia, andando al cinema con qualche amica, facendo un po’ di volontariato. Fino a quando ho incontrato M.. Cosa dirti, cara Left Wing. E’ difficile spiegarti il turbine di emozioni nel quale quest’uomo, di qualche anno più giovane di me, è riuscito a gettarmi. E’ brillante, ha sempre la battuta pronta, è deciso, sicuro, ha mille progetti che quando si mette a raccontarteli ti sembrano già realizzati proprio come li vorresti tu (qualche sera fa eravamo seduti sul divano, io gli dicevo che mi piacerebbe fare un giro in Scozia, la mattina dopo mi arriva una sua mail con un PowerPoint allegato: quattro slides, Edimburgo, Loch Ness, l’isola di Skye e la foto di due biglietti aerei, ti rendi conto?). M. mi fa ridere, mi dà energia, mi sorprende e mi fa sognare. E allora, dirai tu, cosa c’è che non va?

Beh, cara Left Wing, non so cosa c’è che non va. Però so che qualche settimana fa io mi sono avvicinata a lui, gli ho sfiorato il lobo con le labbra, gli ho mormorato due paroline che non falliscono mai. E invece lui ha mantenuto lo sguardo fisso verso un punto che non sapevo dove stava, ma certo non in quella stanza, e mi ha risposto: “Scusami, ma dobbiamo aspettare”. Io sono rimasta abbastanza stupita, e ammetto che il mio orgoglio di MILF ha preso una bella botta, ma ho ostentato nonchalance e gli ho detto: “Va bene, fino a quando?”. Lui, sempre senza guardarmi, ha detto: “Il venticinque maggio”. Poi si è alzato, mi ha dato un bacio sulla guancia, ha mormorato: “Non manca molto, fidati di me”, ed è uscito lasciandomi davvero senza parole. Per diversi giorni non siamo più tornati sull’argomento, nel frattempo lui mi ha portato a cena e poco prima del dolce mi ha regalato un bell’orologio (niente di straordinario, una cosa da un’ottantina di euro: ma è il pensiero che conta, no?), mi ha telefonato quasi tutti i giorni, insomma le cose sono andate abbastanza bene. Poi, qualche sera fa, ho sentito suonare il citofono. Non aspettavo nessuno, tantomeno lui: e invece era venuto a trovarmi, guidando per quattro ore (non ti ho detto che M. lavora a Roma) per poter stare qualche ora con me. Ero felicissima, mia figlia si sarebbe fermata a dormire da una sua compagna di classe e quindi avevamo anche la casa tutta per noi.

Però, quando M. mi si è avvicinato e ha portato le sue labbra vicine al mio orecchio e mi ha sussurrato due paroline io, ecco, non so cos’è successo, non so perché l’ho fatto, ma gli ho risposto: “Scusami, ma dobbiamo aspettare”. Lui ha fatto finta di non essere sorpreso, non mi ha rinfacciato le quattro più quattro ore di guida, ha solo chiesto: “Va bene, fino a quando?”. E io, senza guardarlo, gli ho detto: “Fino al tredici giugno”. E ti giuro che il tredici giugno è una data che per me non ha nessun significato, non so perché gliel’ho gettata in faccia così come ho fatto. Comunque lui si è alzato, si è stretto il nodo della cravatta, si è infilato la giacca e quando ha abbassato la maniglia della porta di casa mi ha detto con un tono che non gli avevo mai sentito: “Io aspetto fino al tredici giugno, ma ricordati che non sono un uomo per tutte le stagioni; pensaci bene”, e poi è uscito.

Sono rimasta così, cara Left Wing, seduta sul divano a fissare il vuoto, e a scacciare l’immagine del volto di P. che si sovrapponeva a quello di M.. Sono confusa e spaventata, cara Left Wing, perché ho paura di aver sbagliato tutto, e ho paura di rovinare una cosa bella, e ho paura anche di quello che non so. Ti prego, dimmi cosa devo fare, posso fidarmi solo di te.

Tua,
S.

Cara S., capiamo bene i tuoi dubbi e le tue difficoltà, più di quanto immagini. Ci sono persone che tendono naturalmente a presentarsi come il salvatore della patria, perennemente in posa da eroe rivoluzionario, anche se raramente la rivoluzione dura molto oltre il primo appuntamento. Pertanto ti consigliamo di dare a M. una possibilità, ma di tenerti la casa.

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