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La politica del falso

Oggi Beppe Severgnini sul Corriere della Sera affronta un tema di cui purtroppo mi occupo da molto tempo: l’utilizzo scientifico e massivo delle bufale, delle bugie, delle false informazioni, all’interno del dibattito politico. La questione è tornata prepotentemente alla ribalta quando è comparsa la notizia (vera questa volta) che il neo eletto Presidente degli Stati Uniti ha fatto un uso sistematico di notizie false nella sua campagna elettorale, uso che pare si sia rivelato determinante per la sua vittoria. Ma Trump non ha inventato niente, in Italia stiamo sperimentando le notizie false come base per il dibattito politico almeno dal 2012.

Il partito che trae maggiori vantaggi da questo meccanismo è il Movimento 5 Stelle. E questo non lo dice solo l’inchiesta di Buzz Feed che parlava della rete di siti che fa capo alla Casaleggio Associati e dell’uso sistematico che questa rete fa del click baiting e delle notizie false. Alessandro Di Battista fu inserito dal New York Times tra i politici che utilizzavano fake news per fare propaganda già il giorno di San Valentino del 2015, e il passare del tempo non lo ha aiutato: l’ultima volta che si è abbandonato a dichiarazioni molto approssimative con volto abbronzato e indignato è stato martedì scorso, su La 7, quando ha detto, per esempio, che il muro al confine con il Messico era stato iniziato dall’amministrazione Clinton, e quando ha detto che la Banca d’Italia non è pubblica perché è controllata dalle stesse banche private che dovrebbe controllare.

Probabilmente se il candidato ministro degli Esteri del Movimento 5 Stelle non si informasse prevalentemente su Google non incorrerebbe in questi errori, ma qui il problema è più serio, e anche più complicato. Prima di tutto perché nessun giornalista lo ha interrotto per fargli notare che stava dicendo delle inesattezze, e secondo perché questa mole di informazioni non solo passa dai social network, ma passa anche dai mass media, giornali e televisioni. Una lettura obbligata per capire come abbiamo fatto a finire qui è il libro Notizie che non lo erano di Luca Sofri, che raccoglie notizie false pubblicate sui più grandi quotidiani italiani negli ultimi anni. Ciò detto è indiscutibile che adesso la situazione sia peggiorata, anche grazie all’uso spregiudicato e sistematico di siti web e social network, falsi siti di informazione e falsi profili social. Non a caso il problema è all’ordine del giorno in tutto il mondo.

Per prima cosa è sicuramente importante fare ciò che fa il Corriere oggi: denunciare sui mezzi d’informazione il problema e sollevare anche il tema della responsabilità delle aziende che con la loro pubblicità (e quasi sicuramente a loro insaputa) finanziano questi siti. Ma è necessario anche studiare il modo di intervenire attraverso le istituzioni europee per fermare il dilagare, attraverso l’uso di siti registrati in paesi diversi, di notizie false e di ogni forma di incitamento all’odio, al razzismo e alla discriminazione. Aprire un dibattito serio sugli spazi di iniziativa legislativa del parlamento italiano, cercando un punto di equilibrio che eviti sia la tentazione della censura o della “verità di stato”, sia la semplice resa alla legge del più forte. Impegnare la scuola e anche la televisione a formare gli italiani all’uso dello strumento potenzialmente più carico di opportunità e al tempo stesso di pericoli che hanno a disposizione: internet.

Ciascuno deve poter esprimere liberamente il suo pensiero, leggere e scrivere quello che preferisce. Ma anche per la libertà di espressione vale il principio secondo cui la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri. E deve valere anche su internet.

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