post-factum

Non è l’Arena, per fortuna

Mai titolo fu, per fortuna, più azzeccato di «Non è l’Arena». Il Gilletti dell’Arena ci pareva un clone riccioluto del Paragone della Gabbia. Entrambi detestabili ai nostri ferventi occhi antipopulisti, con gli ospiti egotici e indignati e il pubblico di plauditori in sala. Mentre Non è l’Arena, che abbiamo cominciato a seguire con diffidenza e nell’attesa di doverci incazzare, ce lo siamo visto fin oltre la mezzanotte, cioè ben al di là della tv, serie e maratone Mentana a parte, che normalmente sopportiamo.

Il fatto è che la durata ha consentito un programma “diverso” e non un semplice trasloco (operazione sempre perdente) rivelando in Giletti un conduttore/narratore al servizio di un linguaggio da talk show efficacemente strutturato: per l’accuratezza nell’indicare i passaggi logico-narrativi, nel costruire le attese, nel consolidare le conclusioni; per la fermezza verso gli ospiti messi al servizio del programma e non viceversa; per il gioco del “leggiamoli insieme” nei confronti dei contributi grafici; per l’aria da “Cascina Giletti” costruita con i membri della squadra, a partire dai reporter in video, ma senza compiacimenti del tipo “vedeteci quanto siamo ganzi”. Un infotainment tragicomico, più pop rispetto a quello sornione di Vespa e non meno efficace di quelli in chiave epica creati da Santoro.

Il pubblico di Giletti, dalle 20.30 alle 22.45 e cioè finché in contemporanea correva Fazio, è stato del 9% di share, cioè 5 punti in più rispetto alla domenica precedente. Chi ha perso quei punti? Nessuno dei soliti noti, che anzi Fazio non ha perso e Canale 5 è aumentato anch’esso di cinque punti con la sua fiction. I perdenti sono nella selva dei canali “minori”, non Rai, Mediaset, La7, Sky e Discovery, sia satellitari sia terrestri, comprese le locali, nonché nei canaletti Rai. Tutta legna – coi tempi paranoici che corrono – al fuoco del sospetto che il ritardo dei dati, giunti solo nel tardo pomeriggio, sia stato dovuto a operazioni di aggiustamento statistico. Oppure semplicemente la conseguenza del fatto che Non è l’Arena ha riempito un buco, quello dell’infotainment non demagogico, risucchiando spettatori altrimenti propensi a svicolare sulle reti minori pur di non subire le solfe delle maggiori.

Da dire, nel confronto, che Giletti e Fazio hanno entrambi trattenuto lo spettatore piuttosto a lungo, segno di pari astuzia narrativa, che Fazio riposa su una platea molto più femminile e che i maschi più anziani (e ci riferiamo alla prima parte, quando ancora non si parlava di pensioni) della non-Arena paiono invece essersi davvero innamorati. Per il resto, dal territorio (più a Nord che a Sud) fino al livello di istruzione (equamente distribuito fra alta e bassa), le due platee non differiscono. Aggiungete la fiction di Canale 5, e avete una autentica serata di trionfo generalista. Alla faccio dei new media e dei mini target.

   
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