post-factum

Sanremo e i giovani d’oggi

Ieri sera Sanremo ha imbroccato un altro 51%, ma stamattina dal barbiere nessuno ne raccontava l’esperienza e, tranne il ticchettio delle forbici, non volava una mosca. Persino gli smartphone giacevano quieti. D’un tratto il silenzio è stato rotto dal sussurrio fra paziente e barbiere, entrambi propensi a scegliere Zingaretti alla Regione. Senonché, alzando di un po’ la voce, l’artigiano ha ritenuto di specificare, coram populo (in coda con noi c’era un giovanotto dai capelli folti, ma composti) che – mentre per la Regione avrebbe votato lo Zingaretti – per il Parlamento, «pur prelevando la scheda per rispetto dei tanti che erano morti per conquistarla», l’avrebbe annullata («bianca no, altrimenti la votano loro»). Al che non ci siamo trattenuti, sommessamente obiettando che non è che in parlamento sia indifferente chi ci va, e che di certo si sa contro chi votare, il che implica di accontentarsi di scegliere fra gli altri. Altrimenti sarebbe come se andassimo a donare metà del nostro voto proprio a quelli che sono più lontani da noi. E così lasciavamo emergere il nostro riformismo di lunga data.

A quel punto il signore sotto le forbici ha volutamente incrociato nello specchio il suo sguardo con il nostro. Noi in quelle pacate fattezze abbiamo supposto il cattolico moroteo mentre lui di certo riconosceva in noi la morena emersa dal disciolto ghiacciaio della Sinistra. Ma a rompere l’annusamento è intervenuto daccapo l’artigiano: «Io da sempre a sinistra. Ma questi qua so’ nani, mica so’ politici. Che li voi confronta’ co’ Andreotti?». Sì, ha detto proprio Andreotti. Al che l’altro cliente, senza contestare la bassa statura degli attuali, ha ritenuto di riparare all’Andreotti con un Moro. E noi soddisfatti neanche avessimo espugnato un Gratta e vinci. Ma intanto l’artigiano: «A me non m’aiuta nessuno. E perché li dovrei vota’». E poi tutti st’immigrati col magna magna intorno. E l’agricoltura che non è più quella d’una volta. E quei coglioni in Europa che non se fanno rispetta’. Però certo ciavémo il debito che ce frega».

Così, al termine della geremiade, ha spolverato e accomiatato il moroteo, invitando a farsi sotto il giovane in attesa. Che, fin lì silente, appena sullo scranno ha preso la parola, non per riprendere a parlare di immigrazione, né di retribuzione o fisco, ma di «smarrimento», suo e dei coetanei (tranne i cinquestelle che «fremono come testimoni di Geova»). E qui, proprio alla parola «smarrimento», il barbiere ultra settantenne ha finalmente sintetizzato la propria più definitiva posizione politico-filosofica: «Sì, il problema è che non ce se capisce più niente». Brutto affare, in effetti. Se vi capitasse in mare, vi prenderebbe il panico. Idem nella vita. Il giovane (28 anni), detta la sua, è stato rapidamente sfoltito, spicciato e lasciato ai suoi disorientamenti. È toccato a noi subentrargli, per rifarci ancor più sveltamente la testa.

N.B. Tutti abbiamo avuto, senza chiederla, la regolare ricevuta fiscale.

   
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