Le europee viste dall’Europa

Cara Left Wing,
libertà è partecipazione. Il primo risultato positivo di queste elezioni europee è stato la partecipazione. Un europeo su due ha votato, siamo al 50,94% degli aventi diritto, record storico dal 1999. Con un’affluenza molto più alta rispetto al 2014 nei cosiddetti paesi euroscettici (Austria, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania), ma anche un forte aumento di partecipazione al voto in Germania, Spagna, Francia e Danimarca. E questo è il primo gran bel segnale di queste elezioni, perché significa che noi europei abbiamo compreso che la posta in gioco era alta, e che l’impatto del nostro voto si ripercuoterà nelle nostre vite quotidiane, molto più di quanto molti manipolatori di informazione e gestori di fake news vogliano fare credere.

In Italia invece la prima controtendenza è proprio quella della partecipazione (-2,7%). Poi c’è la controtendenza politica. Perché il fronte europeo ha retto. E saldamente. Nessuna maggioranza euroscettica/antieuropea. Anzi. Si rafforzano, nel loro insieme, le forze democratiche e liberali (Uk, Francia, Slovacchia), ecologiste (Germania, Belgio, Francia) e socialdemocratiche (Spagna, Danimarca, Portogallo, Malta, Svezia, Olanda), mentre l’Internazionale sovranista non sfonda. Tranne che in Italia. Vedere Salvini con il crocifisso fa venire i brividi. Le radici giudaico-cristiane dell’Europa sono indiscutibili, ma altrettanto indiscutibili sono i valori dell’illuminismo e soprattutto della assoluta laicità dello stato. Figuriamoci del governo.

La politica in Europa la si fa non invocando i suoi santi protettori, ma costruendo alleanze e condividendo strategie. Ebbene, quello che emerge da queste elezioni è che né Salvini, né Orban, Le Pen o Farage avranno i numeri e la forza per influenzare le decisioni che da qui a giugno verranno prese per delineare gli assetti istituzionali e politici delle varie istituzioni europee. Elezione del presidente della Commissione, collegio commissari, Alto Rappresentante della politica estera, presidente del Consiglio europeo, presidente del Parlamento europeo e soprattutto, presidente della Banca Centrale europea, figura chiave che a fine anno sostituirà Mario Draghi, il governatore che ha consentito, attraverso il quantitative easing, di dare ossigeno alla nostra economia.

Dunque non solo i governi nazionali, ma soprattutto i gruppi politici che siederanno al Parlamento europeo decideranno quale sarà la maggioranza che avrà la responsabilità del governo dell’Unione europea per i prossimi cinque anni. E le urne hanno decretato che sarà molto verosimilmente una maggioranza che va dal gruppo dei Socialisti e Democratici (149 seggi) ai Liberali con Macron (107) e ai popolari (177) che insieme potranno superare il tetto della maggioranza assoluta fissato a 376 europarlamentari. Quindi, i gruppi in cui siederanno la Lega, i fascisti del Nord Europa e Marine Le Pen non saranno in grado minimamente di incidere in nessuna delle importanti decisioni che da qui a poco verranno prese a Bruxelles.

Altra controtendenza del voto in Italia: la realtà sostenibile, la consapevolezza che la sfida ambientale sulle risorse energetiche, l’economia circolare, il riscaldamento climatico, e tutto il potenziale economico e di sviluppo che queste sfide permettono, anzi obbligano a realizzare, in Italia non sono assolutamente pervenute. Non colte e non rappresentate. E questo è un vuoto attribuibile non solo a Salvini, ma è una responsabilità politica che purtroppo ancora oggi abbraccia un campo molto largo.

In Belgio, cuore dell’Europa, il Pd ha tenuto, nonostante +Europa abbia avuto un buon risultato (mentre a livello nazionale ha pagato il prezzo della testardaggine sadico-narcisistica di alcuni suoi leader). Mentre merita una riflessione conclusiva il voto nazionale in Belgio, dove si è votato anche per le politiche.

Ebbene si preannuncia un negoziato molto difficile perché il paese è letteralmente spaccato in due. Con la Vallonia e la regione di Bruxelles in cui il Ps cala ma tiene ancora, mentre le Fiandre virano completamente a destra. Ma la vera destra! Fascista, xenofoba, razzista, cattiva (alleata di Salvini) con il rigurgito del Vlaams Belang. E non sarà facile per il re trovare un compromesso a livello federale. Ma qui sono abituati a negoziati che durano 1000 giorni. L’Europa invece ha bisogno di una guida sostenibile, progressista, solidale. E presto.

Lanfranco Fanti
Segretario Federazione Pd Belgio

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