Filetto alle erbe

Il tramonto era passato da un po’ quando Lui è passato vicino a noi e ci ha guardato una per una. Mi sono sentita nuda. Mi ha dato una carezza. Ho sentito che annusava il mio profumo. Gli è piaciuto. Allora mi sono sentita felice. E per niente invidiosa se dopo ha sfiorato con la mano Mentuccia. Ha fatto cosi con tutte. Lui ci ama tutte allo stesso modo. Insieme lo rendiamo felice.
Oggi è tornato. Per fortuna era venuta un po’ di pioggia ed eravamo fresche e sembrava quasi che avessimo il sorriso sulle foglie. Ha colto prima Limoncina e in ordine Estragone, Erba Cipollina, Erba Pepe, Santoreggia, Maggiorana, Rosmarino, Mentuccia, Menta. Prezzemolo, Basilico, Erba Luisa. No la Salvia non l’ha neppure guardata. E ha ignorato anche l’Alloro. La Salvia non se l’è presa ma l’Alloro è sembrato un po’ corrucciato con le sue foglie rigide e scure a guardare altezzose il cielo che imbruniva.
Ci venivano i brividi all’idea del momento crudele in cui la mezzaluna avrebbe tagliato ogni parte di noi. No, bisogna dirlo, Lui è proprio un grande. Piano piano, con amore, ha cominciato a spezzettarci fogliolina dopo fogliolina e a metterci insieme perché ognuna entrasse nel profumo dell’altra. Poi ha preso il Filetto. A guardarlo dal basso sembrava una montagna incantata. Lui se lo rigirava nelle mani e con un coltello affilato gli toglieva i piccoli grassi, fino all’ultima impurità. Poi lo ha immerso nell’olio, quasi a ricoprirlo interamente. Cosi è venuto il nostro turno. Ci ha prese a pugnetti e come coriandoli verdi ha ricoperto l’incarnato rosa del Filetto. Un po’ andavamo a fondo e un po’ annaspavamo in superficie. Poi è stato un maremoto. Lui ha rivoltato la carne più volte nell’olio e noi a seguire le onde un po’ spaventate ma consapevoli che era il nostro destino. Infine il silenzio e il buio. Coperte perché il profumo non dilagasse all’esterno ma penetrasse nella carne ci siamo parlate per la penultima volta.
Non avevamo nulla contro di Lui, anzi. Fra qualche giorno il sole avrebbe avviato il nostro declino. E Lui era arrivato giusto in tempo a coglierci nel momento della nostra splendida giovinezza.
Quando è riapparsa la luce abbiamo visto i suoi occhi sorridere mentre le mani sollevavano il Filetto e lo adagiavano nel tegame che entrava nel forno a 250 gradi.
Sapevamo che dopo venti minuti dovevamo raccoglierci tutte insieme nelle zuppiere per essere servite a tavola quando lui tagliava quelle fette tenere più del burro.
Adagiate sui piatti perché noi potessimo scivolarci sopra.E’ allora che ci siamo guardate per l’ultima volta tenendoci per mano come in un girotondo e poi, anche se non avremmo dovuto,abbiamo guardato verso l’alto quegli occhi famelici e quelle bocche bramose e abbiamo gridato tutte insieme: “Torneremo a primavera perché Lui possa di nuovo rendervi felici col suo sublime Filetto alle dodici fanciulle in erba!”

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