L’infermeria di Albione

A volte guardare i guai degli altri, da debita distanza, permette di riconsiderare con maggiore senso della misura i propri. Prendiamo il calcio inglese, ad esempio, e il modo in cui si sta avvicinando al mondiale di Germania. Fino a pochi mesi fa il principale passatempo dei fan d’oltremanica era chiedersi se la loro coppia d’attacco, formata da Michael Owen e Wayne Rooney, fosse la più forte che abbia mai giocato per la nazionale della regina. Migliore cioè di Lineker-Beardsley, o di Shearer-Sheringham, per restare a tempi relativamente recenti. I primi segni dei tempi difficili in arrivo si presentarono lo scorso 31 dicembre, nella forma di un metatarso fratturato di Michael Owen, il veterano della coppia. Un brutto infortunio, che ha costretto Owen a due operazioni tenendolo lontano dal campo fino a sabato scorso. Proprio nel giorno in cui l’attaccante del Newcastle rientrava dalla sua lunga assenza si bloccava Rooney, anche lui per una frattura a un metatarso, nella partita tra il suo Manchester United e il Chelsea. Previste almeno sei settimane di stop, giusto quelle che ci separano dall’inizio del mondiale.
Il c.t. dell’Inghilterra, Sven Goran Eriksson, si trova ora nella non invidiabile condizione di dover scegliere tra le sue punte di diamante, non potendo fare dei due zoppi un unico giocatore sano. Se scommette sul recupero di Rooney è probabile che dovrà rinunciare a Owen, la cui condizione appare ancora precaria, e viceversa. Ad aggiungere gli ultimi ingredienti al guazzabuglio ci hanno pensato il manager dello United, sir Alex Ferguson, per nulla propenso ad affrettare il recupero del proprio gioiellino per amor patrio, e il dibattito sulla successione dello stesso Eriksson. L’allenatore svedese lascerà infatti la panchina al termine del mondiale e la stampa britannica è impegnata a discutere se sia o meno accettabile la presenza del secondo straniero consecutivo sulla panchina di sua Maestà. Il confronto conta già la prima vittima. Luis Felipe Scolari, prima scelta della federazione inglese. Il quale è stato, per così dire, offerto in olocausto alla stampa, che non ha mancato di ricordare come l’allenatore brasiliano sia stato responsabile dell’uscita di scena dell’Inghilterra al mondiale coreano e all’ultimo europeo. Un lettore del compassato Times ha osservato che sarebbe come se i Tories scegliessero per leader Tony Blair.
Tornando a guardare il panorama domestico dopo la lettura delle cronache britanniche, l’atmosfera attorno alla nazionale, e in particolare attorno alla sua infermeria, appare quasi idilliaca. Il recupero di Francesco Totti sembra perfettamente calibrato per farlo tornare in perfetta forma proprio alla rassegna iridata, mentre la rinuncia di Chistian Vieri, accolta tra i tifosi con reazioni che variano da un appagato silenzio a una malcelata soddisfazione, ha spalancato le porte di Coverciano a Pippo Inzaghi senza nemmeno mettere Lippi nell’imbarazzo della scelta. Non si preoccupi comunque Biscardi. Casomai fosse a corto di argomenti per il suo “Processo” gli basterà fare un collegamento da Londra per riscaldare l’atmosfera.

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