Quattro paesi, tre moto, tre generazioni

Dopo sei corse disputate, i primi quattro piloti sono raggruppati in appena 13 punti, e questa sarebbe già una notizia. Ma il fatto più stupefacente della MotoGp di quest’anno è che il campione in carica non sia tra questi. E’ quinto, ex aequo con un altro pilota, staccato di 34 punti dal vertice della classifica. Come certamente saprete, a meno che non abbiate vissuto su un altro pianeta nell’ultimo lustro, il campione in carica è Valentino Rossi.
Il leit motif delle ultime stagioni è stato costante: Rossi davanti a tutti, a correre essenzialmente contro se stesso, e qualche volonteroso che a turno provava a stargli dietro. Lo scorso campionato, per dire, si è concluso con il pilota pesarese iridato per la quinta volta consecutiva (la seconda con la Yamaha), con 147 punti di vantaggio sul secondo classificato. Lo schema sembrava destinato a ripetersi all’infinito, tanto che ormai l’interesse attorno al personaggio Valentino Rossi – va in Formula uno, no non ci va – aveva offuscato quello riservato alle corse, almeno fino a pochi mesi fa.
A digiuno di vittorie da troppo tempo, la Honda ha deciso per quest’anno di puntare su una coppia di piloti giovani, Nicky Hayden e Daniel Pedrosa, nati entrambi negli anni Ottanta, cui si aggiungono i coetanei Melandri e Stoner, seguiti dai team satelliti. La Ducati al contrario ha confermato il suo vecchio leone Capirossi, affiancandogli l’esperto Gibernau, proveniente proprio dalla Honda. Queste scelte divergenti sui piloti, giovani contro anziani, hanno portato le due concorrenti della Yamaha a marciare divise ma a colpire unite il dominio di Rossi, messo in crisi fin dalla prima corsa. Il risultato è che in sei gare abbiamo avuto quattro vincitori diversi, in sella a tre moto, in quello che è senza dubbio il campionato più aperto ed emozionante degli ultimi anni. Dopo il Gran premio d’Italia, corso domenica al Mugello, in testa ci sono a pari punti Loris Capirossi su Ducati e Nicky Hayden su Honda. Hayden, a riprova dell’incredibile equilibrio del campionato, non ha ancora vinto una corsa, e deve il primato ad una serie regolare di piazzamenti. Ma il Mugello ha anche segnato la riscossa di Valentino Rossi, che aveva accusato due battute a vuoto nelle gare precedenti. Rossi ha vinto dopo un appassionante duello con Capirossi ed era visibilmente emozionato al traguardo, che ha salutato con un urlo liberatorio.
Quello di quest’anno è un Rossi più umano e meno sbruffone di quanto siamo stati abituati a vedere gli anni scorsi. Più fragile, anche. Il 14 maggio a Shangai, costretto al ritiro, aveva dato in escandescenze per lui del tutto inusuali. Ma inusuale per Rossi è soprattutto essere costretto a inseguire. Potrebbe essere l’inizio di una rimonta entusiasmante, oppure potrebbe essere l’ora di un nuovo campione. Di sicuro da qui in avanti il campionato si prospetta emozionante. A contenderselo un gruppo di piloti che rappresenta quattro nazioni, tre case motociclistiche e tre generazioni. Undici circuiti, che saranno come un’unica corsa lunga cinque mesi. Per conoscere il vincitore, potrebbe essere necessario attendere l’ultima curva.

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