Fioretto femminile e buone maniere

Quando si organizza un campionato del mondo è buona norma invitare anche le altre nazioni. Se però si tratta di scherma, specialità fioretto femminile, e il paese organizzatore è l’Italia, è evidente che si tratta semplicemente di cortesia. Le azzurre dominano la specialità da oltre quindici anni, lasciando alle avversarie rare parentesi. E ai mondiali in corso di svolgimento a Torino non era logico aspettarsi un risultato diverso. Valentina Vezzali, la più titolata delle azzurre, porta appesi al collo due ori e un argento olimpici, oltre a quattro ori mondiali, un argento e due bronzi. L’ultima medaglia iridata Vezzali l’ha conquistata lo scorso anno a Lipsia, appena quattro mesi dopo la nascita del suo primogenito. Anche Giovanna Trillini, la veterana della squadra, ha un palmares che comprende un alloro olimpico e due titoli mondiali, oltre a svariati piazzamenti, spesso alle spalle della Vezzali.
La gara individuale di domenica è cominciata secondo gli auspici, con tre azzurre tra le quattro semifinaliste: le due titolate campionesse più Margherita Granbassi, ventisettenne triestina, e una schermidrice unghesere, Aida Mohamed, nel ruolo di vittima predestinata.
Vezzali si libera infatti facilmente dell’ungherese, quindici stoccate a tre, mentre nell’altra semifinale Granbassi batte Giovanna Trillini, e accede alla finale.
Tutto sembra perfetto per l’ennesima consacrazione di Valentina Vezzali, la cannibale della scherma, il quinto titolo mondiale vinto in casa, l’ennesimo, per lastricare di vittorie la strada che porta alle prossime olimpiadi. Solo una ragazza profondamente irrispettosa potrebbe rovinare la festa, e Margherita Granbassi gareggia per i Carabinieri, quindi si suppone che abbia un forte senso della gerarchia. E invece al primo assalto si porta subito in vantaggio, tre stoccate a zero a suo favore. La Vezzali però è una straordinaria agonista, riagguanta la parità e passa in vantaggio, nonostante appoggio malfermo in un affondo che le provoca un infortunio ad un ginocchio.
Sul punto a punto la scherma è una guerra di nervi, una guerra che Valentina Vezzali non è abituata a perdere, mai. Allo scadere del tempo la situazione è di parità, l’ultima stoccata della Granbassi non viene assegnata, e si va al minuto supplementare. L’inerzia dell’incontro, l’esperienza, la capacità di gestire la tensione, l’agonismo, tutto sembra andare a favore della campionessa. La sorte però dà una mano alla ragazza triestina, e sarà lei ad avere la priorità nel minuto supplementare. Vale a dire che se nessuna delle due atlete riuscirà ad aggiudicarsi un colpo, sarà Margherita Granbassi a vincere.
Vezzali è quindi costretta ad attaccare, e si scompone quel poco che basta alla sua avversaria per piazzare il colpo vincente. Braccia alzate in segno di esultanza, la maschera che vola per aria, un sorriso e una bionda chioma. A pensarci bene, non è poi così necessario invitare le altre nazioni.

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