Pretty Democrat

Voglio la favola, Edward”. E’ così che diceva Julia Roberts in Pretty Woman a Richard Gere che le proponeva una sistemazione vantaggiosa, ma non esattamente romantica. Una proposta che qualunque ragazza nella posizione di Vivian, prostituta suo malgrado, avrebbe accettato. Ed è un po’ quello che pensano tutti quelli che criticano il Partito democratico e pure tutti quelli che al Partito democratico vorrebbero sinceramente credere.
Eravamo insulse sedicenni la prima volta che abbiamo sentito Julia Roberts pronunciare queste parole, eppure già allora ci erano sembrate fin troppo pretenziose. Probabilmente eravamo fin da allora ragazzine riformiste, molto prima di saperlo, e molto prima che lo sapessero tutti gli altri (erano pur sempre i primissimi anni Novanta). Ma insomma i segnali di cambiamento c’erano sembrati ben più significativi di una stupida messa in scena da principe azzurro. Prima di tutto perché Edward aveva smesso di comprare società per rivenderle in pezzi più piccoli e aveva deciso di iniziare a fare sul serio, costruendo navi con il signor Morse. E chiunque abbia avuto a che fare con un essere umano di sesso maschile per almeno cinque minuti sa che queste sono le cose che contano, sono le cose che fanno la differenza ogni giorno, che la sera si torni nell’appartamento dell’amante a ore o nel castello della principessa. Tutto il resto sono sciocchezze che gli uomini dicono per convincere la propria bella che fanno sul serio. Son cose che un’adolescente in crisi ormonale solitamente non tiene in considerazione, eppure era chiaro perfino a noi, allora, e dovrebbe essere chiaro a tutti quanti, oggi. Perché da ragazzine pragmatiche sapevamo allora, figuriamoci adesso, che il problema non è la favola. Altrimenti sarebbe sufficiente chiamarlo il partito degli innamorati e usare come simbolo il lampione di Ponte Milvio (ammesso che non l’abbiano già fatto). Ma poi toccherebbe al povero lampione, crollato sotto il peso di centinaia di lucchetti, ricordarci che ogni favola è destinata a scontrarsi con le asperità della vita reale, prima o poi. Una sorte alla quale, suo malgrado, è condannato perfino il sindaco di Roma. E ancora sarebbe sufficiente – se non l’avessero già fatto – chiamarlo il Partito dei valori e metterci a capo Flavia Vento. Ma siccome la favola non basta e certe cose succedono solo a “quella gran culo di Cenerentola”, quel che serve sono dei veri segnali di cambiamento, cose che perfino una volubile sedicenne saprebbe apprezzare e riconoscere. Cose come mandare a quel paese i soci più molesti e iniziare a costruire bellissime e potentissime navi insieme a vari signori Morse. Magari, perché no, dai congressi di questa settimana.

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