
La situazione in cui ci troviamo oggi non è meno drammatica. Quello che oggi ancora non si vede, però, è una risposta altrettanto forte, capace di riunificare le forze migliori del paese e di mobilitarle per un obiettivo comune. Pier Luigi Bersani ha parlato di un patto repubblicano. Pier Ferdinando Casini parla oggi di un governo di salute pubblica. Certo è che lo scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini nel Pdl e le sempre più evidenti difficoltà della maggioranza impongono all’opposizione di assumere l’iniziativa, per mostrare da subito la possibilità di un’alternativa. Perché nulla in politica, specialmente in una fase di crisi, è più pericoloso del vuoto. Da questo punto di vista, le polemiche su Fini e Casini venute dagli esponenti di Area democratica fanno semplicemente cadere le braccia, ma da parte del Pd non sarebbe meno assurdo posizionarsi ora – per colpire il ministro dell’Economia – sulla linea Brunetta del meno tasse e più tagli alla spesa pubblica. Una linea che apparirebbe se non altro decisamente fuori tempo, ancorché recentemente, autorevolmente sposata da Carlo De Benedetti.
Dal lungo ciclo berlusconiano l’Italia uscirà, e prima di quanto si creda, questo è sicuro. Ma potrà uscirne in due modi: attraverso un processo di stabilizzazione moderata, con l’opportuno concorso di tecnici e altre autorevoli personalità provenienti dal fior fiore del nostro establishment, accompagnati magari dal consueto tintinnar di manette e dalle campagne di stampa contro i partiti, oppure attraverso una ridefinizione delle basi politico-istituzionali della Seconda Repubblica, guidata dai partiti e governata dal Parlamento. La via d’uscita dalla lunga stagione berlusconiana può coincidere insomma con il primo atto di una rinnovata democrazia parlamentare, a partire dallo smantellamento di questo inefficientissimo bipolarismo di coalizione, vera anomalia italiana e autentico fondamento tanto dello strapotere berlusconiano quanto dell’impotenza dei suoi avversari, o con l’ultimo stadio della sua progressiva decomposizione. Ci pare non possa essere in dubbio, dinanzi a una simile alternativa, da che parte debba stare il Partito democratico. Per equilibristi, giocolieri e mangiatori di fuoco, non c‘è più tempo.
