Una Leopolda gramsciana

C’era qualcosa di antico, anzi, di nuovo, in questo curioso Lingotto democratico, in questa vecchia Leopolda di partito, in questa tre giorni così strana, sempre a metà tra la Frattocchie renziana e la Woodstock gramsciana. Con Beppe Vacca a scandire tra gli applausi, la voce tonante e le braccia spalancate, quasi volesse lanciarsi a volo d’angelo sulla platea in delirio, che questi quattro anni di governo «hanno ormai risolto i problemi fondamentali di identità del nostro partito», un partito «finalmente nelle mani di una nuova generazione, verso la quale la vecchia, per accidia, ignavia o invidia non è stata generosa». Con Biagio de Giovanni a parlare di come superare la «prima grande crisi politica della globalizzazione», a interrogarsi su «come passiamo dal livello nazionale al livello sovranazionale», ma soprattutto a dire che «questa è l’assemblea in cui si costituisce un nuovo Partito democratico, non il Partito democratico meno quelli che se ne sono andati, ma un nuovo Partito democratico, che però sia capace di innestare di nuovo la politica nei grandi processi sociali e culturali»… continua a leggere

(l’Unità)