Copioni

Può darsi che le prossime elezioni segnino davvero la fine di Renzi, come auspicano molte delle numerose forze politiche e dei numerosissimi leader che oggi si propongono, ciascuno per suo conto, di riunificare la sinistra. Resterà invece ancora a lungo, e continuerà a produrre molti dannosi equivoci, comunque vadano le elezioni, il ricordo di autorevoli dirigenti della sinistra che dopo aver contestato in ogni modo l’idea di abbassare le tasse anche ai ricchi, quando per la prima volta le si abbassa a chi non arriva a 1.500 euro al mese, tuonano contro i bonus e la «politica delle mance», con un lessico sconosciuto al Labour, ma ben noto al Tea Party. Dirigenti che dopo aver invocato a gran voce una svolta a sinistra, bollano come spreco non solo la principale se non unica forma di redistribuzione del reddito degli ultimi decenni, ma qualunque spesa pubblica non sia destinata agli investimenti nello sviluppo tecnologico. Il problema, insomma, non è che molti di loro, a chiacchiere, siano passati dal ruolo del Clinton italiano a quello del Sanders latino senza una parola di spiegazione. Il problema è che, nei fatti, non hanno mai smesso di leggere il copione di Reagan.

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