Sincerità

Maria Elena Boschi.

Prima vennero fuori le intercettazioni manipolate dalle forze dell’ordine allo scopo di arrestare il padre dell’allora presidente del Consiglio, e non dissi niente perché Renzi mi era antipatico. E così, invece di denunciare le trame eversive di apparati deviati, gridai anch’io che il vero scandalo erano le manovre per ottenere un appalto che non fu ottenuto, attraverso incontri che non si tennero, per un affare che non fu fatto: per una vicenda, in breve, che non si è mai verificata.

Leader

Leader.

Sulla scheda elettorale, a quanto pare, l’elettore di centrosinistra troverà il simbolo del Pd, quello di «Più Europa con Emma Bonino» e quello di «Liberi e Uguali con Pietro Grasso». Indovini ora il lettore in quale di questi tre partiti, per cominciare bene la campagna elettorale, si sia aperta la polemica sul rischio di diventare un partito del leader.

Nazistically correct

Il grande dittatore.

Assieme a molte altre cose molto più tristi e molto più gravi, la sconcertante dichiarazione pronunciata ieri da Matteo Salvini sui fatti di Como ci insegna una cosa importante sul linguaggio politico. Il segretario della Lega, infatti, ha detto testualmente: «Certo che entrare in casa di altri non invitati non è elegante, ma il tema dell’invasione dei migranti sottolineato dagli skinheads è evidente». Che è un modo piuttosto singolare, ne converrete, per commentare l’irruzione squadrista

Copioni

Ronald Reagan.

Può darsi che le prossime elezioni segnino davvero la fine di Renzi, come auspicano molte delle numerose forze politiche e dei numerosissimi leader che oggi si propongono, ciascuno per suo conto, di riunificare la sinistra. Resterà invece ancora a lungo, e continuerà a produrre molti dannosi equivoci, comunque vadano le elezioni, il ricordo di autorevoli dirigenti della sinistra che dopo aver contestato in ogni modo l’idea di abbassare le tasse anche ai ricchi, quando per la prima volta

Simboli

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Scrive Repubblica che la nascente lista Mdp-Si-Possibile sta elaborando per le elezioni un simbolo con il nome del presidente del Senato. Una mossa cui l’altra e non meno unitaria lista della sinistra di Campo Progressista (per gli amici: Pisapia) starebbe pensando di rispondere mettendo nel simbolo il nome della presidente della Camera. Capiamo l’esigenza di combattere con strumenti adeguati la nobile battaglia contro la personalizzazione della politica e l’incultura istituzionale prodotte dal renzismo.

Maximalisti

Maximalisti.

«Il momento è solenne, l’ansia gioiosa è quella che precede una nascita: si scopre il simbolo della nuova sinistra», scrive su Repubblica di oggi Goffredo De Marchis. Nella sede di via Zanardelli è riunito lo stato maggiore di Mdp. Dall’altra parte, collegato via Skype, c’è Oliviero Toscani. Ma quando finalmente il logo viene mostrato, cala un silenzio di tomba. Tre lettere in rosso su fondo bianco: MAX. Tutti pensano la stessa cosa.

Spiritosi

Laughing Buddha.

Riassumendo: per i grandi direttori di giornale, i più illustri editorialisti e una parte degli stessi dirigenti del centrosinistra, il fatto che uomini delle forze dell’ordine manipolassero il testo di intercettazioni telefoniche allo scopo di arrestare il padre del presidente del Consiglio è un episodio meritevole di approfondimento (sebbene non sempre di un commento), che comunque non può portare a giudizi sommari e generalizzati. Una mozione parlamentare critica con l’operato della Banca d’Italia è un atto eversivo.

I nuovi Tecoppa

Tecoppa.

Al Pd si possono muovere due critiche, ugualmente legittime: quella di aver salvato le banche in crisi per oscure ragioni di potere e quella di aver chiamato in causa Bankitalia per fare piena luce sulle crisi bancarie. Ma non entrambe.

Conferme

Ombre.

È antica consuetudine della sinistra italiana, sempre confermata dalla storia, che i «processi unitari» producano poca unità e molti processi.

Ipotesi di complotto

Complotto.

Ipotizzate per un attimo di vivere in un paese in cui si venga improvvisamente a scoprire che le intercettazioni che sembravano incastrare il padre dell’allora presidente del Consiglio – pubblicate da tutti i giornali – erano state manipolate, che il nome del padre dell’allora presidente del Consiglio in quelle telefonate non c’era, che ad aggiungerlo erano stati uomini delle forze dell’ordine i quali tra loro parlavano apertamente dell’importanza