Priorità

Matteo Renzi si dimostra ancora una volta tanto abile sulla tattica (giratela come volete: è lui che ha messo la prima zeppa nella porta su cui Matteo Salvini si è rotto la spalla) quanto spregiudicato sulla strategia (l’apertura al taglio dei parlamentari, che resta una minaccia all’intero sistema di pesi e contrappesi della nostra democrazia). Ma non sta qui, o almeno non dovrebbe, il cuore di ogni discorso e ragionamento su questa pazza pazza crisi: il punto

Attendiamo sfiduciati

È andata così: il caso Savoini è ormai uscito persino dalle ultime pagine dei giornali e della mozione di sfiducia a Salvini si riparlerà, forse, a settembre, se qualcuno ancora se ne ricorderà. Per difendere le proprie postazioni e impedire ogni bilanciamento dei poteri, è emersa, per l’ennesima volta, la vera maggioranza parlamentare che regge questo governo, e va dal Movimento 5 stelle all’intero centrodestra. Se non altro, il voto

La coscienza di Conte

Giuseppe Conte ha definito il caso Sea-Watch «un ricatto politico che è stato compiuto scientemente e deliberatamente attraverso l’utilizzo strumentale della vita di quaranta persone». Il fatto che per Conte, evidentemente, l’autore del ricatto non sia né Matteo Salvini né il suo governo (né, di conseguenza, Conte medesimo), bensì la capitana della Sea-Watch, nulla toglie alla limpida e indiscutibile verità

Purtroppo

La questione delle 23 pagine facebook chiuse perché diffondevano odio, falsità e violenza, solleva molti difficili problemi: sul confine tra libertà di espressione e diffamazione, libero mercato e bene pubblico, sviluppo tecnologico e regressione civile. Dovrebbe però chiarirne, definitivamente, almeno uno: il fatto che la propaganda del Movimento 5 Stelle e della Lega, ufficiale e non ufficiale, è da anni perfettamente intercambiabile, e spesso indistinguibile,

I sommersi

Chissà quanti degli attuali membri del governo, ai tempi di Schindler’s List, uscirono dal cinema ripetendo commossi: «Chi salva una vita salva il mondo intero». E oggi discutono di come far sì che chi salva una vita venga multato, e di quanto la multa debba essere salata, per essere proprio sicuri che non si salvi più nessuno. Forse l’unico risultato che questo governo potrà finalmente vantarsi di avere raggiunto in pieno.

Esasperati

Dopo la sentenza della Corte Suprema «Brown vs. Board of Education» del 1954, che aveva dichiarato incostituzionale il regime di segregazione razziale nelle scuole pubbliche americane, la Central High School di Little Rock (Arkansas) aveva deciso di eliminare spontaneamente il regime di segregazione, provocando una reazione immediata della comunità locale che non gradiva tutta questa improvvisa uguaglianza. Nel 1957, i primi nove ragazzi

Negazionismi

Il senatore cinquestelle che rilanciava le peggiori teorie sul complotto mondiale dei banchieri, le manovre dei Rothschild, le trame di Soros e persino i protocolli dei Savi di Sion – nel caso ve ne foste dimenticati – è sempre lì al suo posto. Pronto per la commissione banche, immaginiamo. Fa comunque molto piacere sapere che per Luigi Di Maio «la memoria è fondamentale».

La Tav dei cachi

La decisione del governo sulla Tav è chiara: partono gli avvisi, ma non i bandi, anche se a voler essere proprio pignoli partiranno anche quelli – per la buona ragione che sono la stessa identica cosa – ma con riserva, diciamo pure con l’elastico, che poi sarebbe la famosa clausola di dissolvenza. Dunque partiranno, ma pronti a fermarsi subito dopo essere partiti, e magari anche a tornare indietro. Proprio così: in dissolvenza. Come al cinema, quando si avvicinano i titoli di coda.

Un’esplosione di cambiamento

Dopo Pier Luigi Bersani, prosegue sul Fatto quotidiano la serie delle interviste ai massimi esperti nel campo delle scissioni, suddivisioni e manipolazioni subatomiche della sinistra. Oggi è la volta di Roberto Speranza, che dal 2017 a oggi, con Bersani, e sempre in nome dell’unità della sinistra – anzi, di più: del centrosinistra – ha promosso esperimenti di avanguardia come, nell’ordine:

Lobbisti

D’accordo, il caso dell’ex leader dei liberaldemocratici britannici (ed ex vicepremier) Nick Clegg, che se ne va a lavorare come “ambasciatore” per Facebook, non è paragonabile a quello dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, passato in un attimo dai manifesti sulla terza via con Tony Blair alle mappe dei gasdotti con Gazprom. Si tratta evidentemente di casi molto diversi. Va anche rilevato, tuttavia, che il compito di chi