• reichlin

    L’uomo che amava la politica

    Alfredo Reichlin era un uomo che amava la politica. E qui, se fosse stato lui a parlare, da superbo oratore qual era, avrebbe fatto senz’altro una pausa molto studiata, per poi aggiungere: già, ma che cos’è la politica? Un’attività pratica o una materia di studio, lotta o pensiero, filosofia o prassi? Intellettuale marxista, dirigente comunista di scuola togliattiana e tendenza ingraiana, Reichlin avrebbe probabilmente risposto, con Gramsci, che la politica è l’una e l’altra cosa, perché è storia in atto. Non per niente, la sua passione per la politica era tutt’uno con la sua passione per la storia d’Italia, e la sua idea di partito inseparabile dalla funzione nazionale che le classi lavoratrici, grazie al […]

  • cameriere

    La lezione dei voucher

    I voucher sono un capitolo chiuso per la storia del diritto del lavoro italiano, ma non imparare da quello che ci hanno insegnato sarebbe stupido. Chiariamo anzitutto un punto: l’effetto dirompente dei voucher è dipeso dall’introduzione di uno strumento iperflessibile in un mercato del lavoro prevalentemente rigido. Uno strumento che non aveva bisogno di intermediazioni (con il tabaccaio al posto del consulente del lavoro), che creava un’unità di misura oraria, che a fronte dell’usuale burocrazia contrattuale consentiva una regolarità semplice. Troppo semplice: per questo il governo aveva introdotto la loro tracciabilità, per limitarne gli abusi. Non è evidentemente bastato: si è continuato ad utilizzarli come sostitutivi di un lavoro che deve avere maggiori tutele. Molti […]

  • populisti

    Scusaci Beppe

    Devo chiedere scusa a Beppe Grillo. Per anni ho creduto che fosse un populista, un propalatore di bufale, omofobo e razzista. Mi sbagliavo. In realtà, come ora sappiamo, non era Beppe Grillo a scrivere sul blog che i poliziotti italiani si erano ammalati a decine per la tubercolosi portata dagli immigrati e a denunciare che «il Passaparola di ieri con l’ingresso delle malattie infettive dall’Africa e il contagio di tbc di 40 poliziotti finora accertati è caduto nel nulla». A dire che è meglio non pagare le tasse perché «se tutti le pagassimo, i politici ruberebbero il doppio». A sostenere che che lo ius soli è sbagliato, perché «la cittadinanza a chi nasce in Italia, […]

  • Chi va là.

    I diritti degli altri

    Il vittimismo pavloviano sulla libertà d’informazione è un rumore di fondo, si leva ogni volta che qualcuno fa notare come ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui vengono raccontate le indagini su alcuni giornali. Non ci si può permettere di usare espressioni come «violazione del segreto istruttorio», «indagini, non processo», «presunzione di innocenza», «indagini, non prove», «rispetto della dignità delle persone» senza venire immediatamente presi a pesci in faccia dagli eroi dell’informazione libera, e arruolati nell’esercito degli insabbiatori e dei fiancheggiatori, come se il valore in gioco fosse uno, e uno soltanto. La notizia, per chi si occupa di cronaca giudiziaria, è sempre la fase cruenta di un’indagine: la sua apertura, […]

  • Giuseppe Vacca.

    Compagni

    Cara Left Wing, io alla kermesse del Lingotto non c’ero, come non c’ero a sentire Emiliano qui e Orlando là. Ma mi sono fatto l’idea che all’ingresso, dove distribuivano i badge, si riproducesse l’immortale vignetta delle Sturmtruppen, con gli addetti all’accoglienza a chiedere: «Chi va là? Amiken o nemiken?». E i visitatori a rispondere: «Semplici conoscenti» (e il tutto mi sembrerebbe molto in linea con gli ultimi anni di vita dell’agglomerato politico che abbiamo seguitato a votare). Post Scriptum. Ho scoperto oggi che «kermesse» viene dalle parole olandesi «kerk» (chiesa) e «mis» (messa) e insomma stava a indicare non un evento ciclistico ma la messa in onore del santo patrono. Mai termine fu più […]

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Cosa dicevamo il
29 ottobre 2007
cosa dicevamo

Modello Augusto

Quando nel 31 avanti Cristo, a largo di Azio, le navi di Antonio invertirono la rotta e si ritirarono dopo alcuni brevi scontri, il giovane Ottaviano si ritrovò a capo di un impero quasi senza aver combattuto. Era quello l’esito a cui aveva lavorato per quindici anni, con un meticoloso e paziente intreccio politico e militare; sin da quando, cooptato da Giulio Cesare in persona, aveva mosso i primi passi sulla scena politica romana. Il giovane Ottaviano non era mai stato, né sarebbe stato in futuro, un grande generale. Al campo di battaglia preferiva di gran lunga il gioco politico, allo scontro frontale le ritirate strategiche e il sottile lavoro diplomatico. Ad Azio, quel […]