Sincretisti

La due giorni dei girotondi si è svolta all’insegna del sincretismo e della magia. Lidia Ravera ha scoperto che “la sinistra esiste” e lo ha fatto entusiasmandosi per gli interventi di un uomo di destra che teorizzava il primato della legge (Travaglio), di un tradizionalista cattolico (Scalfaro), di un teorico dell’antipolitica (Flores), di un regista un po’ spaesato e piuttosto confuso (Moretti). Come lei anche gli altri sembravano essere abbastanza felici, almeno all’inizio, dinanzi al miracolo di una simile epifania. D’altra parte il processo ai leader dell’Ulivo ha sempre un suo fascino, ma la parabola dei girotondi sta tutta in un semplice dato architettonico: dal gigantesco Palavobis al piccolo teatro Vittoria. Comprensibile dunque il fastidio degli organizzatori nello scoprire che i leader non avevano gran voglia di stare al gioco e rispondevano a brutto muso, rovinando la festa. Ragione per cui questi due giorni non hanno cambiato nulla nello scenario politico italiano. L’unica immagine che rimarrà scolpita nella memoria di chi c’era è lo sguardo sognante con cui Flores ha declamato i componenti della sua lista ideale, tutta composta dalla società civile, con Pardi e Moretti, Scalfaro e la Guzzanti, Travaglio e la Ravera, Bocca e Dario Fo. Lì per lì ci siamo emozionati anche noi. Ma poi, ripensando a quei nomi, è arrivata un po’ di tristezza. Achille Occhetto non aveva trovato posto nemmeno qui.

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