Sindrome Guantanamo

L’ esplosione di Madrid, dove tre terroristi islamici hanno preferito farsi saltare piuttosto che arrendersi agli agenti, uccidendone uno e ferendone molti altri, sancisce definitivamente il cambiamento di status della lotta al terrorismo. Quello che fino a ieri era prevalentemente un tema di politica estera è oggi, anche per noi, innanzi tutto un tema di politica interna. L’operazione della polizia spagnola si è rivelata tempestiva e probabilmente ha evitato altre stragi. Ed è giunta alla vigilia della drammatica rivolta sciita in Iraq e pochi giorni dopo il fermo di 161 immigrati disposto in Italia dal ministro Pisanu, con una scelta che ha sollevato dubbi pesanti come macigni sulla nostra concezione di democrazia, di stato di diritto e di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. L’Italia si trova dunque dinanzi al “problema Guantanamo”: come può una democrazia liberale difendersi efficacemente dalla minaccia terroristica e prevenire attentati sul proprio territorio senza rinnegare i suoi stessi principi. L’esplosione di Madrid a pochi giorni dalla strage dell’11 marzo non consente risposte facili, dà la misura della minaccia e certifica la sua completa europeizzazione: ammesso e non concesso che mai lo sia stata, la guerra contro al Qaeda non è più un conflitto arabo-americano, e questo ha rilevanti conseguenze di politica interna. Il tema della sicurezza nazionale appare dunque destinato a segnare la campagna elettorale, in una fase che non potrebbe essere più difficile e in cui le possibilità di una risposta unitaria da parte delle forze politiche non potrebbero essere più scarse. La debolezza del governo è evidente, aggravata dalla scelta di Berlusconi di cavalcare la nuova ondata di ribellismo trasformandosi nel capo dei cobas di palazzo Chigi, annunciando di fatto la violazione dei parametri di Maastricht, insultando la Commissione europea e preparandosi a una campagna elettorale modello ‘94. La scelta della lista unitaria compiuta da Ds, Margherita e Sdi non poteva rivelarsi più tempestiva. Ora si tratta solo di mantenere la calma, serrando le file e mostrando al paese la propria capacità di leadership. Mentre il presidente del Consiglio tenta di recuperare voti eccitando gli animi e atteggiandosi a leader dell’opposizione, sta ai leader dell’opposizione dimostrarsi forza di governo. Fortunatamente, al ministero degli Interni siede l’ex braccio destro di Zaccagnini durante i giorni del sequestro Moro, come ha spesso ricordato lo stesso Pisanu. Un ministro che si è detto contrario a leggi speciali e che ha ribadito l’intenzione di proseguire sulla linea del dialogo con le comunità islamiche. Come l’ex ministro degli Interni francese Nicolas Sarkozy, Pisanu ha promosso la costruzione di un “islam italiano” con suoi organismi di rappresentanza ufficiali. Ha dimostrato finora equilibrio e senso di responsabilità, mettendo il ministero degli Interni al di fuori della lotta politica, e rappresentando una delle pochissime figure di garanzia su cui abbia potuto contare l’opposizione. E’ ora che l’opposizione gli dia una mano.

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