Nel pantano

Il rapimento di quattro italiani cambia sensibilmente la nostra percezione degli eventi, ma ormai non c’erano più molti dubbi sul fatto che nelle ultime due settimane la situazione in Iraq si fosse tremendamente complicata. A seguire il giovane Al Sadr non sono i seguaci del vecchio regime né i terroristi di Al Qaeda; per la prima volta ad insorgere è stata una parte, seppure minoritaria, di quegli sciiti che avevano aperto le porte del paese agli alleati. E’ difficile dire se e come la rivolta proseguirà, anche perché sembra essere motivata più da uno scontro per l’egemonia interna alle diverse fazioni sciite in vista del passaggio dei poteri che da una reale volontà di fare guerra alle forze di occupazione. Certo è che dopo le prime dimissioni tra i membri del governo provvisorio, la recrudescenza della rivolta sunnita e il sempre più largo ricorso ai rapimenti, il rischio di una escalation si è fatto concreto. Molto dipenderà dalle decisioni che prenderà la coalizione, anche se per ora Bush, diversamente dai suoi più accorti alleati, sembra aver scelto la risposta “israeliana”, scatenando una controffensiva militare durissima e spesso persino controproducente. Almeno per il momento, in Italia non sembra profilarsi una “sindrome giapponese”: le prime reazioni dell’opposizione non paiono cedere alla tentazione della strumentalizzazione politica. Andar via subito non si può, e proprio di fronte al rischio che la situazione precipiti, l’Europa tutta, quella che in Iraq c’è già e quella che non c’è ancora, ha forse l’ultima possibilità di convincere l’alleato americano a correggere il tiro e a impegnarsi in un reale e rapido passaggio di consegne alla comunità internazionale. Anche perché mai come in questo momento Bush è indebolito all’interno dall’inchiesta sull’11 settembre e frenato dall’avvicinarsi delle elezioni. In questa partita, come avvenne nei mesi precedenti al conflitto, Bush e Blair tornano a giocare in squadre diverse. Accanto al premier inglese ci sono gli altri leader europei, Zapatero in testa. All’appello manca Berlusconi e cosa intenda fare (posto che intenda fare qualcosa) non è affatto chiaro, ma è chiaro cosa dovrebbe fare la sinistra: in questa delicata partita dovrebbe spingerlo a scendere in campo con l’Europa. Indugiare ancora nella richiesta di un impraticabile ritiro immediato, da parte dell’attuale opposizione, equivarrebbe semplicemente a non presentarsi in campo. Una scelta che in genere comporta la sconfitta a tavolino.

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