Passione letale

Sul film di Mel Gibson si è detto di tutto: che in realtà è un porno, che è uno splatter ad alto costo (in tal caso noi diremmo piuttosto un falso snuff-movie) che è antisemita, e si è detto anche che è un capolavoro, che è la rappresentazione perfetta di come andarono davvero le cose, che è il frutto di un’autentica volontà di apostolato. A noi La Passione di Cristo è parso semplicemente un brutto film, ma talmente brutto che in due ore (Dio ci perdoni) non siamo davvero riusciti ad appassionarci alle sorti di nessuno dei protagonisti. Di certo non potevamo simpatizzare con i giudei, cattivi come nemmeno i sovietici nel cinema anni ‘80, prima spietati mandanti dell’esecuzione di Cristo e poi avidi spettatori delle sue sofferenze. Tanto meno potevano attrarci i romani, nella migliore delle ipotesi vili e imbelli come Ponzio Pilato, quando non sadici subumani come i centurioni che torturano Cristo per interminabili minuti. Gli apostoli sono poco meno che delle comparse, Maria una povera vecchia acciaccata. Non rimaneva che Gesù, di cui il regista avrebbe verosimilmente dovuto trasmetterci il fascino. Ma la sua vocazione al martirio, raccontata in quel modo, appare davvero inspiegabile. Il Cristo gibsoniano regala per due ore il proprio corpo massacrato agli spettatori con sguardo stralunato, tra schizzi di sangue e brandelli di carne, senza ragione apparente. In tanto realismo si perde ogni traccia di spiritualità, il messaggio di amore e fratellanza che ne ispira il sacrificio semplicemente scompare dalla scena. Resta così solo un elogio del martirio in quanto tale, assai più comprensibile alle masse arabe indottrinate dalla predicazione integralista che a un normale spettatore occidentale (sia chiaro che questo non è un elogio della superiore spiritualità dei fondamentalisti). In un normale spettatore occidentale il culto della sofferenza fisica e la vera e propria passione per la sua rappresentazione più cruda e sanguinolenta, almeno dalla fine del medioevo in avanti, suscita un naturale sentimento di repulsione. Insomma, a tratti disgustati, perlopiù ci siamo annoiati da morire. Quando Pilato manda Gesù da Erode affinché ne decida la sorte, il sovrano gli dedica distrattamente cinque minuti. Poi decide di fregarsene e lo rimanda indietro, tornando alle occupazioni della sua corte dissoluta. Di fronte al martirologio di Gibson, così faremo anche noi: torneremo alle nostre occupazioni abituali di cittadini medi di un paese occidentale mediamente evoluto e civilizzato. Forse meno nobili, certo più interessanti.

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