Robot

1 Un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2.Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3.Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge

Queste, per chi conosce l’abc della fantascienza, sono le tre leggi della robotica enunciate, secondo la tradizione, da John W. Campbell nel 1940 e sviluppate da Isaac Asimov nei cinquant’anni seguenti. Pare che ci sia un film, che uscirà da noi quest’autunno, vagamente ispirato ai racconti di robot di Asimov, ma non è di cinema che vogliamo parlare oggi, vogliamo parlare di politica. Se vi state chiedendo che c’entrino Asimov e i suoi robot con la politica di sicuro non avete mai letto i suoi romanzi, e probabilmente non avete letto con attenzione le tre leggi perché a noi sembra tutto terribilmente evidente, ma veniamo al dunque. Tra gli innumerevoli robot di Asimov, i “politici” sono tre, uno è Andrew Martin, l’uomo bicentenario, che più propriamente potremmo definire un attivista dei diritti civili, e di cui parleremo in un’altra occasione. Gli altri due, Daneel Olivaw e Giskard Reventlov, sono degli spin doctor di tale livello che al confronto lo staff del presidente Bartlet sembra l’ora del dilettante. Hanno tutte le qualità del bravo consigliere politico: sottile capacità di analisi, logica stringente, dedizione, velocità di esecuzione, infinita capacità di lavoro e tutto il resto. Hanno solo un problema, le tre leggi. Qualcuno qui li chiamerebbe bernoccoli della ragione e il problema è presto detto: se dovete aiutare due uomini, se l’aiuto che recate a una persona reca danno ad un’altra, che fate? Chi scegliete? Come ne venite fuori? Certo, aiutare due uomini è preferibile che aiutarne uno solo, ma il dilemma rimane. Fu per risolverlo che, durante una terribile crisi galattica, Giskard superò le tre leggi, sviluppando una Legge Zero superiore alla prima legge: Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno. Ancora non ci siete? E va bene, pensate agli attuali problemi della lista unitaria, o della federazione del triciclo, o di come altro si chiamerà la settimana prossima, e apportate le modifiche del caso alle tre leggi:

1.Un esponente del centro-sinistra non può recare danno al proprio Partito, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, il Partito riceva danno.
2.Un esponente del centro-sinistra deve favorire la propria corrente, purché nel fare questo non contravvenga alla Prima Legge.
3.Un esponente del centro-sinistra deve proteggere il proprio collegio e la propria autorevolezza politica, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.

Cosa manca? Qual è il salto logico che serve a superare l’impasse e a costruire davvero il partito riformista? Ora è tutto chiaro, no?

Legge Zero del Riformismo: un esponente del centrosinistra riformista non può recare danno alla Lista Unitaria, né permettere che, a causa del suo mancato intervento, la Lista Unitaria riceva danno.

Ah, c’è un ultima cosa che non vi ho detto.

A Daneel, per applicare l’intuizione di Giskard, sono occorse alcune migliaia di anni. Avete fretta?

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