Brodetto di pesce

Io sono Triglia, ho un bel colore rosso. Lui odia il rosso. Mi ha sopportato tutto questo tempo. Ma procediamo con ordine. Scorfano, in questo nostro mondo, crede di essere il migliore in assoluto. Ne è così convinto che a volte non si limita a navigare nel nostro territorio. Sconfina. Ma in territori stranieri non ha molta fortuna. Quando torna appare contrariato ma non lo dà mai a vedere. Sorride sempre. Fende le acque a testa alta e petto in fuori. Assomiglia alla prua di una barca. Ci costeggia con astuzia e alla prima nostra distrazione si ciba delle alghe del nostro giardino. Lui la notte riposa nelle case sotto di noi (ne ha più d’una). Per ingrandire il suo impero ci ha costretti a vivere tutti in un unico isolato. Non serve contraddirlo tanto lui non ascolta. Sarebbe anche superfluo fargli notare che i pesci non ridono e che quel suo tentativo continuo di voler apparire superiore è stucchevole. Una volta incrociandolo gli ho detto di smetterla di sforzarsi di ridere che tanto noi non ci caschiamo più. Ha quasi avuto un travaso di bile. Ha virato verso il basso ma io lo ho inseguito perché sapevo che il mio colore rosso è la cosa che lo irrita di più. Ma in una cosa Scorfano è insuperabile. Lui è il numero uno nel brodetto di pesce. Il suo continuo navigare per mantenere la supremazia del territorio rende le sue carni più sode. E più profumate grazie alle alghe che ci ruba.
E quella notte quando me lo sono trovato vicino a sbattere come tutti noi le code dentro le reti me lo sono guardato e mi ha fatto un po’ pena. Gli ho detto allora per prima cosa che ognuno di noi pesci ha il suo modo di gioire o di piangere. E che questo sarebbe stato per lui un momento di gioia. Poteva precederci nel tegame non come un tiranno ma come il più prelibato di noi. E che insieme a Merluzzo, Sogliola, Scampo, Pesce S. Pietro, Canocchia, Calamaretto e tutti gli altri avrebbe potuto godere della vicinanza del pomodoro, del prezzemolo, dell’aglio, dei peperoni, scaldati dal calore dell’olio. Ma Scorfano non ascoltava. Ora che dormiva sembrava quasi sorridere. Dopo aver vissuto nell’illusione di essere il più potente dei fondali marini forse non amava risvegliarsi per constatare che Scorfano era nato e Scorfano doveva finire.

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