Orata al sedano e pistacchio

Aveva in mano un telefonino e si guardava intorno. Nonostante novembre la giornata era stata calda e la ragazza vestiva un abito leggero. I capelli sciolti sulle spalle le coprivano parte del viso.
Manuel era seduto sulla panchina appena fuori dalla grande villa che ospitava una mostra di fotografia. La ragazza senza un attimo di esitazione andò a sedersi accanto all’uomo.
“Scusa hai una penna? Scrivi per favore”.
Poi urlò dentro il telefonino: “No, ripeti non capisco. Ma non è troppo complicata? E se non sono capace? Va bene, dài, detta”.
“Orata al profumo di sedano” la ragazza spiava il foglietto di carta su cui Manuel prendeva appunti.
“Immergere l’orata in acqua bollente e poi deprivarla della sua pelle”.
“Per un paio di minuti, immagino” chiese Manuel.
La ragazza lo guardò come se lo vedesse per la prima volta.
“Quanto tempo nell’acqua? Quanto? Ok, due minuti. E poi?”.
La ragazza con la mano libera si toglieva e si rimetteva una scarpa.
“Salare e pepare l’orata e adagiarla su un sottile letto di sedano sopra un foglio di carta stagnola. Sì, sto scrivendo. No, non io, c’è un tipo qui, un signore, che mi aiuta”
In quegli intervalli di scrivano da ricette Manuel alzava gli occhi sul bellissimo giardino che la luce artificiale teneva in vita rimpiazzando la luce del giorno.
C’era qualcosa di teatrale in quella luce e la voce della ragazza sembrava provenire da un palcoscenico, mentre lui era il solo spettatore prescelto per ascoltarla.
“Ricoprire di fette sottili di sedano l’orata e spremerci sopra il succo di mezzo limone. Basta così? Certo che va messo in forno, questo lo so”.
“Forse bisogna chiudere il cartoccio per evitare che il profumo di sedano si disperda nel forno” disse Manuel.
La ragazza lo guardò sospettosa.
“Ma devo chiudere la carta stagnola? Come? Ma se tu non me lo dici? Ok ti faccio sapere come è andata”.
“Ti chiami Manuel, vero? Abiti in via Platone. Io abito nella casa di fronte. Mi dai un passaggio?”.
Scendendo dalla macchina la ragazza si presentò: “Mi chiamo Camilla. Casa mia è quella, al terzo piano.”
“Quanti anni hai?” domandò Manuel.
“Ventidue”.
“Prendi un pugnetto di pistacchi tostati e pestali nel mortaio. Aggiungili all’orata, dentro, sopra e sotto insieme alle lamelle di sedano. Verrà più buono. Buon compleanno al tuo papà”.
“Grazie. Ciao”
La ragazza entrò nel portone. Ventidue anni, pensò Manuel, ho tre volte la sua età.
Guardò in alto verso il terzo piano, poi rientrò a casa e le luci di quelle finestre entrarono con lui.

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