Vignarola di Severo

Quel pezzo di terra lassù proprio sopra il laghetto la coltivava sempre lui, ci andava per darci l’ ultimo sguardo della giornata anche quando era quasi buio”.
“E cosa vedeva?”.
“Poco. Ma lui non aveva bisogno di vedere lui ‘sentiva’ se stavamo bene, se avevamo sete o se il freddo della notte ci poteva dare fastidio. Poi ridiscendeva incespicando nel terreno scosceso”.
“Ma tu Fava l’hai conosciuto Severo?”.
“Nooo!”.
“Ma allora ti inventi tutto?”.
“Bestie che siete voi Piselli. Nella terra c’è scritto tutto, basta saper leggere”.
“E tu Fava sai leggere? Beata te”.
“No, io non so leggere ma la mia bisnonna ha raccontato tutto alla mia nonna e la mia nonna tutto alla mia mamma e la mia mamma ha raccontato tutto a me e io, prima di essere colta, ho lasciato detto tutto alla terra perché lo raccontasse alle mie figlie”.
“E perché voi sì e noi Piselli non possiamo tramandarci queste belle fiabe?”.
“Perché voi Piselli avete un nome ambiguo, fate i furbi, vi pavoneggiate e così nessuno vi prende sul serio”.
“Ma neanche a noi nessuno ci prende sul serio”.
“Senti Carciofo, ma lo sai cosa dicono di uno quando è un po’ scemo?”.
“No, cosa dicono?”.
“Sembra un Carciofo! Dicono proprio così e io non ci posso fare nulla e se vi offendete io non vi racconto più niente”.
“Dai Fava, non fare la preziosa, lo sai che fra venti minuti la nostra missione è compiuta. Devi raccontarci tutto mentre noi cuociamo tutti insieme coperti da Lattuga che ci mantiene umidi per farci assorbire il profumo di Pepe, accanto ai teneri vagiti di Cipollina Novella e al sapore di Guanciale che è proprio di montagna”.
“Ok, ok”.
“Cosa vuol dire ok?”.
“Non lo so ma lo diceva la nipote di Imola”.
“E chi è Imola?”.
“Imola è la moglie di Severo”.
“Finalmente, dicci tutto di Severo, perché è in suo onore e memoria che oggi siamo qui tutti riuniti”.
“Piccolo e storto come un ramo di fico si arrampicava dappertutto ma cadeva sempre. Cadeva dagli alberi, cadeva dal motorino, cadeva dalla bicicletta. Ma si rialzava sempre. Ogni volta con qualche cosa di rotto in più. Ma la sua faccia di un bel colore rosso era sempre felice. Era così abituato a guardare per terra per curare le sue piante che quando ti guardava alzava solo gli occhi. Dentro c’era sempre un lampo di furbizia e ti trasmetteva gioia.
Severo non si è mai perso un raggio di sole in tutta la sua vita. Il sole era la vita stessa della campagna”.
“E poi?”.
“Mi sono commossa questa mattina quando Imola è venuta a coglierci. Non era ancora l’alba, non una foglia che si muovesse. Il sole sembrava essersi fermato per rispetto e il grande silenzio, prima dell’esplosione del mattino, si era timidamente fatto da parte, per lasciare a Imola il momento del ricordo. Ripeteva i suoi gesti. Faceva tutto come avrebbe voluto lui. Mi sono venuti i brividi nella buccia quando ho sentito i suoi singhiozzi e le sue lacrime bagnarsi con le mie”.
“Basta, ti prego”.
“Ancora una cosa: la mia bisnonna racconta che Severo si arrampicò fin lassù per vederle un’ultima volta. Le accarezzò con una mano poi alzò gli occhi al cielo come a dire ‘ora pensaci tu’. Ma non era triste, nonostante quell’assurdo nome che portava era un uomo così ricco di dolcezza e di amore che intere generazioni di fave lo avrebbero rimpianto per sempre”.

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