Che venga il vecchio

Il braccio di ferro attorno alle candidature per le elezioni regionali che da settimane inchioda il centrosinistra al tavolo della trattativa somiglia molto alla prova di forza sulla lista unitaria. Una prova di forza che al tavolo della trattativa, il centrosinistra ce lo tiene inchiodato da mesi. Il risultato è il disorientamento degli elettori e la ritrovata fiducia della maggioranza, come si evince dall’inedita franchezza con cui tutti i partiti della Casa delle Libertà hanno giustificato gli ultimi interventi legislativi a favore degli imputati vicini al presidente del Consiglio.
La paralisi del centrosinistra è dunque il frutto di quelle due sfibranti prove di forza incrociate, quella sulla lista e quella sulle candidature, aggravata dall’intrecciarsi delle diverse motivazioni alla base di ognuna. E’ dal loro intreccio, infatti, che nasce l’aporia in cui la coalizione è caduta. Se l’idea di una lista unitaria come nuovo, principale soggetto riformista della coalizione, come partito-guida di un rinnovato progetto per l’Italia lanciato da Prodi è stata abbandonata, in tal caso hanno ragione da vendere Clemente Mastella e Fausto Bertinotti. Se ci troviamo di fronte, né più né meno, alla riedizione dell’Ulivo del ‘96, alla coalizione carovana che tanto piacerà ad Achille Occhetto e al suo nuovo cantiere, ebbene, non si vede per quale ragione la presidenza della Basilicata non debba andare all’Udeur e quella della Puglia al bertinottiano Nichi Vendola.
Viceversa, se la coalizione che nel 2006 si presenterà contro la Casa delle Libertà per il governo del paese non sarà un Ulivo reloaded, ma un centrosinistra guidato dalla principale forza del paese rappresentata dalla lista unitaria, è ragionevole che a concorrere per la presidenza delle regioni in bilico siano i candidati che in quel nuovo progetto politico si riconoscono e che questa novità rappresentano.
In un sistema compiutamente bipolare è naturale che le battaglie decisive non siano guidate da esponenti delle ali “estreme”, ma da coloro che più e meglio possono rappresentare l’intera coalizione (e presumibilmente l’intero elettorato). Ma condizione perché il nostro sia un sistema compiutamente bipolare è innanzi tutto che le coalizioni non cadano esse stesse vittime di una deriva “proporzionalistica”. Se invece la forza centrale del centrosinistra non esiste, o se comunque alle regionali sarà assente ingiustificata, non si vede perché Mastella e Bertinotti non debbano avere il riconoscimento che chiedono, in proporzione al loro peso specifico.
E’ per evitare questa deriva che continuiamo ostinatamente a rilanciare l’appello che anche oggi trovate in queste pagine. Ma se la strada scelta è un’altra, che almeno si mantenga la direzione di marcia senza ulteriori tentennamenti e non la si imbocchi contromano.

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