Come smantellare un gruppo rock

Università di Dublino. Quattro musicisti esperti spiegano all’aula globale come si costruisce un perfetto disco rock, un perfetto disco degli U2: chiamano la lezione “How To Dismantle An Atomic Bomb”, imbracciano gli strumenti e collegano i plug al banco di registrazione sistemato al posto della lavagna. Mentre i quattro suonano, senza concitazione, una nota alla volta, assicurandosi che l’aula senta bene, un team di produttori si alterna al banco con la precisione e gli automatismi degli staffettisti: Steve Lillywhite, Brian Eno e Daniel Lanois, Chris Thomas e Jacknife Lee (pseudonimo?). I primi tre sono i custodi storici del sound-U2, gli ultimi due diligenti adepti: la lezione ripercorre la parabola del gruppo, dall’esplosione di “Boy”, “October” e “War” alle intense atmosfere avvolgenti di “The Unforgettable Fire” e “The Joshua Tree”, per saltare subito al soft-rock ben rifinito ma poco ispirato di “All That You Can’t Leave Behind”. Non per distrazione, vengono scavalcate le berlinerie del periodo plastico di “Acthung Baby” e la conseguente immersione nel techno-burger di “Pop”: esperimenti magari audaci ma un po’ troppo cerebrali e in difetto di passione. I produttori si concentrano nello sforzo di riprodurre, di richiamare le miscele dei periodi menzionati: Lillywhite presiede agli episodi più graffianti (“Vertigo”, “All because of you”); Eno e Lanois disegnano morbidi accordi (“Love and peace or else”, “One Step Closer”), Thomas e Lee si tengono in quella zona mediana da cui può scaturire, alla peggio, un’altro ‘All That You Can’t..”.
I musicisti erigono la costruzione dimostrativa: la chitarra cerca il taglio pulito e metallico degli early days; la voce scatta e rientra cercando un’altra “With Or Without you”; la sezione ritmica accompagna ed accentua.
In aula, qualcuno sussurra che il tutto sembra un’antologia di outtakes delle lezioni precedenti; è solo una boutade da studenti indisciplinati, i docenti non hanno tempo e voglia per gli scherzi. Qui si fa sul serio, si tratta forse della più grande rock band vivente (ci sarebbe almeno una mezza dozzina di pretendenti al titolo, ma non importa); un gruppo che ha fatto storia sorgendo dalle rovine fieramente grezze del Punk per ridare al rock uno spessore, una maestosità e un’abrasività come nessuno sapeva o osava, all’epoca. E a ciò ha saputo aggiungere la costanza di un impegno sociale chiaro, deciso, persino aggressivo. La causa della solidarietà non ha molti altri alfieri così coinvolti e coinvolgenti, così immediati e popolari.
Ed è per tutto questo che, alla fine della lezione, mentre i docenti si stringono la mano e il dream team di produttori riascolta e ripulisce, l’aula globale ringrazia, ma ha un segreto tormento: perché, sì, la lezione è stata bella; è sempre interessante capire i meccanismi, vedere come si fa; e non tutti sono così bravi da destrutturarsi da soli, come smantellare una bomba atomica.
L’aula globale, però, sente la mancanza della MUSICA.
Vorrebbe un disco degli U2.

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