I sequestri nella million dollar Italy

L’ Italia non può dire di avere scoperto oggi che cosa siano i sequestri di persona, né di avere imparato in Iraq il ricatto morale e la distorsione di ogni comportamento pubblico che sempre accompagnano i rapimenti. Eppure dinanzi al sequestro di Giuliana Sgrena, come per i quattro bodyguard e in misura solo leggermente minore per le due Simone, sembra tornata al centro del ring quell’Italia che non sente il gong, che non smette mai di colpire l’avversario e rifiuta di tornarsene al proprio angolo persino quando l’altro è a terra, chiaramente incapace di difendersi. E’ un’Italia che sembra uscita dall’ultimo film pugilistico di Clint Eastwood, Million dollar baby. Un paese in cui lo scontro non conosce sosta, in cui tornano sempre alla ribalta pugili di strada e manager da quattro soldi, esperti nell’arte di distrarre l’arbitro mentre i loro campioni mettono al sicuro l’incontro con un colpo basso. Sarebbe sbagliato parlare di intossicazione ideologica, perché si tratta di un elemento culturale – saremmo tentati di dire antropologico – che travalica gli schieramenti e le appartenenze. Sono i picchiatori che cacciano a sputi i dimostranti che non si siano dimostrati sufficientemente pacifisti, quelli che protestavano contro le manifestazioni di solidarietà in favore di quattro mercenari, che non smisero nemmeno dinanzi alla morte del più sfortunato di loro, che anche oggi vanno alla manifestazione per Giuliana Sgrena inneggiando al diritto di resistenza del popolo iracheno e facendosi beffe di quello stesso popolo che è andato a votare sotto le bombe, a rischio e spesso anche a costo della vita. E’ l’Italia di chi scriveva che alle volontarie rapite in Iraq avrebbe volentieri dato due schiaffi, per insegnare loro a starsene a casa e farsi gli affari propri, invece di impicciarsi degli altri e delle cose del mondo. E’ l’Italia di chi persino alla manifestazione di sabato, mentre in tanti sfilavano avendo in mente i singhiozzi strazianti della giornalista rapita, correva a fare il suo comizio in favore delle telecamere, attaccando il centrodestra per non avere partecipato a una manifestazione che ne contestava radicalmente la politica. Una manifestazione che chiedeva il ritiro immediato delle truppe e rifiutava esplicitamente (e più che legittimamente) ogni impostazione puramente umanitaria e bipartisan. Dinanzi al video di Giuliana Sgrena, i contendenti avrebbero dovuto sentire il gong che li richiamava ai loro angoli. E’ qui che si vede la differenza tra un incontro di pugilato e una rissa da strada. Purtroppo la lotta politica in Italia assomiglia sempre meno a un incontro di pugilato.

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