Chi ha ucciso il sogno americano

Preso a cazzotti dalla pugile protagonista di Million Dollar Baby eppure ancora in piedi alla fine del film, il sogno americano viene definitivamente dirottato dall’impiegato psicolabile dello splendido The Assassination. Nel film di Clint Eastwood l’emarginata, squattrinata, solitaria cameriera interpretata da Hilary Swank cerca la sua occasione di riscatto nel pugilato. E’ la più tipica eroina dell’epopea americana, capace di emergere dai bassifondi solo con la propria forza di volontà e la fiducia in se stessa, perché nel paese della libertà tutti hanno diritto a un’occasione. La sua tragica fine, sotto una gragnuola di colpi della malasorte che toglie al film gran parte del fascino della prima parte, non inficia l’assunto: la disgraziatissima protagonista è felice ugualmente perché ha avuto la sua chance, come spiega lo sguattero Morgan Freeman al disperato allenatore Clint Eastwood. E’ questo il tema su cui ruota l’intero Million Dollar Baby, che inizia con i successi di un altro pugile di colore allenato da Eastwood. Un giovane ansioso di battersi per il titolo, al quale l’allenatore continua a dire che deve fare ancora due o tre incontri, dopodiché sarà pronto. Il ragazzo lo abbandona per un altro manager meno premuroso, combatte contro il campione e vince il titolo. Morgan Freeman difende la sua scelta, Eastwood gli risponde che proprio lui che ha perso un occhio sul ring ed è finito a lavare via gli sputi dal pavimento della palestra dovrebbe sapere cosa significa venire mandati allo sbaraglio dal proprio manager. Il custode non si scompone e replica orgogliosamente di essere contento così, perché “ho avuto la mia chance”. Certamente la tragica fine di tutti i protagonisti non fa del film un inno al sistema, ma se davvero è questa la morte del sogno americano – e noi non lo crediamo – di sicuro è una dolce morte.
Ben diverso è invece il trattamento che riceve nel film di Niels Mueller, in cui quel sogno viene assassinato senza pietà dallo sfortunato erede del taxi driver Robert De Niro: l’impiegato fallito impersonato da Sean Penn. Tratto da una storia vera, il film di Mueller è per molti aspetti perfettamente speculare a quello di Eastwood. Così come speculari sono i due protagonisti: l’una nera, determinata e piena di talento, capace di emergere nonostante tutti gli ostacoli e le ingiustizie patite; l’altro bianco, mediocre e insicuro, un fallito spesso penosamente ridicolo nei suoi slanci rivoluzionari (per esempio quando cerca di affiliarsi alle black panther proponendo loro di aprirsi ai bianchi e cambiare di conseguenza il loro nome in “Le zebre”).
Sam Bicke sogna un mondo onesto, dove le cameriere come la sua ex moglie non siano obbligate a indossare terribili minigonne e a subire le molestie dei clienti; in cui il suo amico meccanico di colore non debba sopportare il razzismo e la prepotenza di clienti non meno molesti; in cui egli stesso non sia obbligato a mentire per fare il proprio lavoro di venditore. Ed è proprio l’odiato principale a indicargli l’obiettivo della sua follia, il presidente Nixon, portandoglielo a esempio come venditore perfetto. Eletto con la promessa di ritirare le truppe dal Vietnam, le ha aumentate per poi ripresentarsi alle elezioni con la stessa promessa e rivincerle. Un uomo capace di vendere due volte la stessa menzogna (ed è difficile qui non pensare a un riferimento alla famiglia Bush e alle due guerre in Iraq).
E così Sam passa buona parte delle sue giornate fermo davanti alla televisione, fissando il volto di Nixon proprio come De Niro, chiuso in una stanza non più grande né più pulita di quella, guardava i comizi del senatore che intendeva assassinare. Ma al contrario del suo predecessore, per Sam non ci sarà riscatto, né catarsi, né rivincita. Se Maggie, la pugile di Million Dollar Baby, è felice perché comunque ha avuto la sua chance, Sam è furioso perché è convinto che a lui – e a tutti quelli come lui – una chance non sia mai stata concessa. Per questo decide di tentare il dirottamento sulla Casa Bianca, finendo inesorabilmente a tappeto, proprio come Maggie. Il sogno americano ha negato a entrambi ogni possibilità di riscatto. Ma la pugile di Million Dollar Baby ha interpretato il suo ruolo fino in fondo, lottando disperatamente per il successo e arrivando a un passo dalla vetta. Sam quel ruolo si è rifiutato di interpretarlo, perché nemmeno nel suo maldestro e tragico attentato c’è alcunché di grande. Maggie si è battuta fino all’ultimo per uscire dal ghetto, Sam ci si è chiuso dentro volontariamente per poi farsi saltare in aria. Ma con lui è saltato in aria anche quel che restava del sogno americano, chiuso dentro lo stesso aereo, nel patetico undici settembre dei falliti.

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