Il Sei nazioni senza precauzioni

Se qualche lettore si è appassionato al rugby leggendo questa rubrica è giunta l’ora di avvertirlo: ci vuole una gran pazienza.
Ci suggeriva sabato un amico via sms: seguire l’Italia del Sei nazioni è come fare l’amore senza arrivare mai all’orgasmo (lui non ha detto esattamente fare l’amore ma il concetto era quello). Ecco, invece di spendere soldi per un corso di Tantra seguite il rugby, che passa gratis in tv; questa è l’unica analisi tecnica che ci sentiamo di fare della sconfortante involuzione che ha colpito gli azzurri nel torneo di quest’anno, dopo il discreto esordio.
Il lato positivo è che, quando non ne potete proprio più, le occasioni per vedere la terra promessa non mancano. Francia-Galles, sabato pomeriggio, è stata una partita di straordinaria bellezza, che ha offerto il migliore spettacolo che il gioco ovale è in grado di realizzare: una Francia finalmente all’altezza del suo “rugby champagne” e un Galles che è risorto nel secondo tempo e ha giocato correndo negli spazi aperti con ogni pallone a disposizione, riuscendo a vincere davanti all’ammutolito pubblico parigino. Irlanda-Inghilterra di domenica invece, forse meno bella esteticamente, è stata un monumento di intensità emotiva. L’impegno agonistico che gli irlandesi dimostrano quando hanno di fronte i bianchi di sua maestà non ha eguali nel panorama sportivo mondiale. E il finale interminabile, con l’Inghilterra indietro di sei punti che cerca, senza riuscirci, di varcare in ogni modo la barriera verde ci ha letteralmente tolto il fiato.
A due partite dal termine sono proprio Galles e Irlanda le uniche squadre a punteggio pieno. Lo scontro diretto che il calendario ha fissato proprio nell’ultima giornata decreterà con ogni probabilità la vincitrice del Sei nazioni 2005. L’Inghilterra invece è ancora a zero punti. Il suo prossimo impegno, il 12 marzo contro l’Italia a Twickenham, sarà paradossalmente la sfida per evitare il cucchiaio di legno, il trofeo virtuale che spetta all’ultima classificata.
Ora lo sapete, appassionarsi al rugby essendo italiani e seguendo le vicissitudini della nazionale è una specie di ottuplice sentiero che conduce alla buddhità. Non lamentatevi, potrebbe essere persino più doloroso. Potreste giocare in prima linea.

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