Come parliamo se parliamo di vino

Non è così necessario essere appassionati di vino per godersi un film sottile e spassoso come Sideways. Anche se, a quanto si legge, nella Central Coast californiana teatro delle vicende del film (zona meno nota della più blasonata Napa Valley, ma ugualmente valida) le prenotazioni per i tour enologici e le conseguenti vendite dei vini, dopo il successo di Sideways, sono notevolmente aumentate. Nessuno si meraviglierebbe se tra qualche mese nelle sale si proiettasse la classica clonazione italiana di questa pellicola. Magari ambientata nel Chianti, nelle Langhe o nelle nuove zone di culto del sud Italia, con sommo compiacimento dei locali produttori. Difficilmente, però, si riuscirebbe a parlare di vino in maniera discreta e significativa come hanno saputo fare Alexander Payne e i suoi sceneggiatori (non a caso vincitori di un Oscar). Il vino in Sideways ha un ruolo da co-protagonista, senza il quale il film non sussisterebbe, ma non prende mai il sopravvento. Ci si sofferma soprattutto sui molteplici aspetti che il rapporto col vino può avere per una stessa persona: strumento di socializzazione (il viaggio in due) e di evasione (la depressione di Miles), che avvicina (Miles e Maya) e allontana (Miles si ubriaca per non flirtare con Maya a cena); la scelta di un uvaggio e la sua preparazione come specchio della propria personalità (il discorso di Miles sul Pinot noir); il non curarsi della scelta dei vini (e delle donne) dell’irriverente Jack e tante altre situazioni in cui il vino non è l’oggetto del racconto ma l’espediente per meglio descrivere i personaggi e meglio raccontare la storia. Tutto ciò arricchito da un linguaggio tecnico preciso, finalmente privo della retorica e delle incomprensibili frasi proprie di molti degustatori e giornalisti del settore, che tendono a destinare il mondo del vino all’autocompiacimento di pochi eletti. Di certo chi ha apprezzato il film avrà fatto la fortuna delle enoteche vicine al cinema; chi scrive ammette di aver provato qualche desiderio proibitivo dopo aver visto stappare grandi bottiglie sullo schermo per un’ora e mezza. E’ abbastanza comune che dopo il successo di un film l’interesse generale per la materia trattata aumenti a dismisura. Una crescita di attenzione sul bere di qualità, specie se stimolata da valori semplici come quelli di Sideways, è in ogni caso più che benvenuta.

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