Fenomenologia del reality show

Con l’inizio della Fattoria abbiamo perso il conto dei reality show attualmente in onda. Possiamo però dire con certezza che, limitandoci a quelli propriamente detti, siamo arrivati a quota quattro. Oltre alla Fattoria abbiamo: Ritorno al presente, che visto gli scarsi ascolti, verrà chiuso con parecchie settimane di anticipo (è evidente che Raiuno non ha il fisico per i reality); Music Farm, che con la nuova formula sembra proprio funzionare; Campioni, il reality più lungo della stagione, che si trascina da mesi tra alti e bassi. E non abbiamo contato tutti i programmi che reality di fatto lo sono diventati (come Amici di Maria de Filippi). Insomma, siamo circondati. Il problema più grave, però, è che da qualche tempo si fa fatica a distinguerli. Perfino i più attenti potrebbero avere delle defaillances. Di certo non aiuta la natura stessa dei programmi in cui le dinamiche di gruppo – che siano vip o meno – si ripetono ciclicamente. E così, anno dopo anno, trasmissione dopo trasmissione, è da sempre tutto un gran dolore per le nomination, un’insopportabile ingiustizia per l’eliminazione alla prima puntata, perché è chiaro che per poter dire di aver partecipato veramente a un reality bisognerebbe rimanerci almeno qualche ora. Ma sono solo pensieri malevoli i nostri, il vero motivo – come noto – è l’unità del gruppo: l’amore fraterno che dopo pochi giorni (ma spesso bastano pochi minuti) regna sovrano fra i partecipanti. L’abbiamo sentito ripetere talmente tante volte che potremmo (quasi) cominciare a crederci.
Infine abbiamo la D’Urso e la Ventura che, dopo essere diventate ufficialmente le mattatrici dei reality, rischiano di risultare sempre uguali a se stesse, mentre i programmi che conducono lo sono già per definizione. E’ anche per questo che mercoledì sera su Canale 5, durante la prima puntata della Fattoria, non aspettavamo altro che la D’Urso annunciasse il momento “brutto brutto brutto” per sentirci nuovamente a casa (del Grande Fratello).

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