Esaltati

Non siamo tra coloro che hanno definito senza precedenti la partecipazione dei fedeli ai funerali del papa, anche perché senza precedenti non è stata (ai funerali di Khomeini, per fare un solo esempio, si dice fossero in quattro milioni). Senza precedenti è stata invece la copertura mediatica, che nella sua iperbolica bulimia ha finito per coprire anche il significato di un evento senza dubbio straordinario. Le maree umane dei fedeli in processione da ogni angolo della Terra hanno invaso soltanto le redazioni dei giornali, lasciando la Capitale perfettamente in grado di fare fronte alle necessità del momento. Noi non siamo pertanto tra coloro che sono rimasti folgorati dall’ultimo miracolo di Wojtyla, né siamo tra coloro che hanno sentito subito il bisogno di distinguersi, denunciando oscure cospirazioni clericali e quasi adombrando il sospetto che il papa sia morto apposta per far mancare il quorum al referendum sulla fecondazione assistita. Il peso delle gerarchie sul voto lo si è già visto nel Lazio, dove hanno chiaramente fatto il tifo per Storace e dove ha vinto a Marrazzo. Così non crediamo che pure un evento straordinario e che anche i laici devono seguire con rispetto, come la morte di Giovanni Paolo II, possa determinare il voto che gli italiani esprimeranno il 12 e 13 giugno. Tutto il resto – più che con la sociologia – si spiega con la più antica legge del giornalismo da quotidiano: chiuso un giornale, se ne fa un altro.

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