Cielo, mio marito!

Diotima aveva scoperto in sé il male già noto dell’uomo contemporaneo, che si chiama civiltà. E’ uno stato fastidioso, pieno di sapone, di onde senza filo, del presuntuoso linguaggio simbolico delle formule chimiche e matematiche, di economia politica, di ricerca sperimentale e dell’inidoneità a una semplice ma elevata convivenza umana. E anche il rapporto fra la propria nobiltà spirituale e la nobiltà sociale, che imponeva a Dotima grandi cautele e le cagionava in mezzo ai successi qualche amara delusione, le parve sempre più congegnato com’è proprio non di un’era di cultura ma semplicemente di un’era di civiltà. Civiltà era, per conseguenza, tutto ciò che il suo spirito non poteva dominare. E perciò lo era anche, da molto tempo e prima di tutto, suo marito.
(Robert Musil, L’uomo senza qualità)

a cura di Massimo Adinolfi

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