Giovani morti

Ormai saranno sei anni che va avanti il progetto Quotidiano in classe, animato indefessamente dal presidente dell’Osservatorio giovani-editori Andrea Ceccherini. Il progetto funziona più o meno così: i professori partecipano a corsi di formazione, leggono due manuali sul come-si-fa-a-leggere-un-giornale-in-classe (!) e per un’ora alla settimana gli studenti ripongono l’abbecedario e aprono – per esempio – il Corriere della Sera. Puntuali come transiti astrali arrivano poi gli incontri nazionali di Bagnaia. Vicino a Viterbo, il sapiente maestro di lobby Ceccherini mette dietro al palco direttori di giornali, editori e politici che parlano di giornali, editoria e politica. Nell’ultimo di questi summit ha fatto irruzione Beppe Grillo al grido “siete morti”. Alludeva alla potenza di internet che spazzerà via tutti quei mammasantissima appollaiati dietro l’acqua minerale. Una manna per una platea formata quasi tutta da giovani. Che però quando li intervisti dicono spesso cose banalotte: i giornali non parlano dei nostri problemi, il linguaggio della politica è difficile. Ed è banale, se ci pensate bene, anche il coraggioso che ogni tanto si alza in piedi e fa la domanda irriverente. Ce n’è sempre uno e nell’ultima convention Mentana gli ha risposto infastidito: “Non siamo a Giocagiò!”. Sbaglierò, ma in queste richieste di semplicità e in questi mal articolati affondi intuisco approssimazione e, soprattutto, scarsa dimestichezza con la fatica dello studio, che è l’unico modo per affrancarsi dalle “parole semplici di noi giovani” e da Giocagiò. Pensate che Beppe Grillo e Ceccherini (due maestri di lobbying), prima di fare il tribuno della plebe e l’erede di Gianni Letta, non abbiano imparato a leggere e far di conto?

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