La guerra dei mondi

Ormai nell’era della globalizzazione, dell’industria dell’intrattenimento di massa, di internet, dei blog, pare non essere granché possibile godersi un film con sana innocenza. La guerra dei mondi, per dire, ultima opera di Steven Spielberg, è un film di cui sapevamo già tutto prima di andarlo a vedere. Cominciamo col dire che è un film tratto da un romanzo, e oltretutto è un remake. Insomma, chiunque abbia frequentato la civiltà occidentale negli ultimi cinquant’anni sa già come va a finire. Poi, chi non ha già letto da qualche parte che Tom Cruise è bravo, ma la bambina di più (e anche le battute sul nome della piccola, Dakota, che è un po’ come se un’attrice italiana si chiamasse “Liguria”)? Chi non ha sentito intessere paragoni e sapide considerazioni sulle varie versioni degli alieni spielberghiani, prima quelli buoni di Incontri ravvicinati e, naturalmente, E.T., e a seguire quelli cattivi, anzi cattivissimi, di questo film? E quante recensioni sono state incentrate sul fatto dello Spielberg divenuto più adulto negli ultimi film, da Schindler’s list in avanti, e non più solo sognatore bambino? C’è poi il tema della guerra, vista stavolta dalla parte degli sconfitti (dalla parte di afgani e iracheni, bombardati e inermi, s’è sostenuto), e della possibilità dell’annientamento della civiltà così come la conosciamo (negli anni ’50 era il pericolo rosso e atomico, oggi il “mostro” viene da sotto, da “dentro”, un po’ come il terrorismo che dirotta gli aerei di linea o invia antrace per posta). Anch’esso già citato, sviscerato, anche con annotazioni acute: il pomeriggio precedente la visione del film leggevamo qualcuno in giro per il web che ha proposto di interpretare la polvere che il protagonista si scuote di dosso dopo il primo attacco alieno come una citazione, al contempo, della polvere dell’undici settembre e della cenere di Auschwitz, in una sintesi carica di possibili aperture di senso.
E ancora: chi non sa già, anche senza aver visto il film, che il personaggio di Tom Cruise è un altro “eroe per caso”, uno degli stilemi preferiti da Spielberg? Un po’ come Oskar Schindler o il capitano John Miller di Salvate il soldato Ryan, anche Ray Ferrier, pessimo padre e disastroso marito finché le circostanze sono quelle della vita quotidiana, si trasforma in un cavaliere senza paura (dei terribili mostri, ma anche di mostrarsi debole e di piangere) non appena si rende conto che la vita della figlia dipende da lui.
Ma non è finita: come si fa a sostenere dopo che l’hanno già fatto centinaia, forse migliaia di altri commentatori, che il vero tema del film è la natura? Che gli alieni possono essere letti come simbolo di una furia cieca e incolpevole che devasta tutto non tanto in odio all’uomo, ma nella suprema indifferenza, e che, sempre nell’indifferenza, viene fermata e devastata a sua volta da un inaspettato Deus ex machina (a patto di intendersi su quale sia il volto del Deus di cui qui si parla: non certo un Dio provvidente che abbia a cuore l’umanità e le sue sorti, bensì il Deus sive natura che ha a cuore tanto i potentissimi ed evoluti alieni che i minuscoli parameci il cui universo è la goccia d’acqua, e che quindi a ben vedere non ha a cuore niente e nessuno). Semplicemente: non si fa. Si apparirebbe ridicoli e fuori tempo, benché si sia andati a vedere il film il giorno stesso in cui è uscito sugli schermi italiani e di tutto il mondo. Infine: vale la pena parlare degli effetti speciali, perfetti e, paradossalmente, pressoché “invisibili” (e perfetti proprio perché invisibili, e una volta tanto del tutto funzionali al racconto)? No, non vale. L’ha già notato persino Mollica al Tg1.
Resterebbe da dire una cosa semplice semplice: rispondere alla domanda se si tratti di un bel film o meno. Difficile dirlo. È un film che, mentre lo vedevamo, ci sembrava di avere già visto infinite volte. Però, forse proprio per questo motivo, a un certo punto abbiamo distolto lo sguardo dallo schermo e l’abbiamo rivolto alla sala: due posti più in là nella nostra stessa fila era seduta una bella ragazza mora che a ogni apparizione degli alieni sobbalzava rumorosamente e lanciava grida strozzate; che abbastanza frequentemente si copriva gli occhi con le dita; che rabbrividiva visibilmente ogni volta che, sullo schermo, le macchine aliene emettevano il loro cupo e mortifero barrito; che arpionava i braccioli della poltroncina in preda a un’evidente tensione; che in qualche passaggio del film si è anche commossa, con gli occhi che le si facevano lucidi; che alla fine del film era provata dall’emozione. Insomma, stando alle reazioni della ragazza sembrerebbe essere un bel film, che si fa guardare. Ne siamo quasi sicuri.
Siamo invece del tutto certi che la bella ragazza mora non scriva su un blog e, soprattutto, non ne legga. Anzi, ora che ci pensiamo doveva essere appena emersa da un lungo stato di coma. Stupisce che i medici l’abbiano lasciata uscire dall’ospedale per andare al cinema la sera stessa del giorno in cui, dopo qualche lustro di incoscienza, s’è risvegliata.

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