La compagnia dell’anello al naso

Ci si rivolge a noi come se avessimo l’anello al naso”, ha detto Massimo D’Alema ai tanti che – forse a ragione – imputano alla sinistra italiana un certo ritardo programmatico nei confronti di Blair e Zapatero. E il Barnum si è mosso. Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, ha tuonato che gli argomenti del presidente Ds sono “volgari e reazionari”. E ha tirato fuori i rapporti tra nord e sud del mondo. Pietro Folena ha messo altra ciccia nel dibattito: “D’Alema ha usato un’immagine tipica dell’Italia colonialista”. Insomma una polemica vera per un’espressione di uso comune che – credo – si utilizzi a volte anche in molti contesti no-global accanto a cose tipo “lotta antimperialista su un terreno di scontro per carità gandhiano ma la violenza è nelle cose”. Francamente sarebbe bello rubricare la querelle tra le dispute talora soltanto accademiche sul politicamente corretto: i nostri amici di colore, i diversamente abili, gli operatori ecologici, ecc. L’anello al naso però è qualcosa di più sostanzioso: è uno di quegli argomenti estivi da commentare sotto l’ombrellone insieme al Vieri mercenario milanista sei il primo della lista. E Sansonetti, al quale non difetta il fiuto, lo sa.

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