Se Veneziani si annoia

Marcello Veneziani è uno di quegli esemplari di destra-destra che piacciono anche alla cosiddetta sinistra-sinistra. Perché sarà stato anche uno dei caporioni della Rai berlusconiana, ma il suo tratto movimentista emana tuttora una fragranza intellettuale vigorosamente anti-plutocratica. E quando leggi le sue cose – così come quelle del salotto della sinistra irriducibile – è come se ci fossero un sacco di sottintesi tipo, sì ok, questo mondo è liberaldemocratico, ci stiamo dentro da un pezzo, però… L’editoriale di domenica su Libero (“Facciamo una Rivoluzione. Solo così rimarremo vivi”), sebbene sia una provocazione intellettuale, resta un cameo piuttosto evocativo. “Tra uno sbadiglio e una smorfia di dolore da glaciazione – scrive – ti viene ad un certo punto un’insana voglia di esplodere (…) la voglia matta di ricominciare, di reincantarsi… Ci vorrebbe proprio una Rivoluzione [maiuscola sua], una Novità [maiuscola sua] …tuffarsi in un’avventura estrema… una ventata di pazzia creativa… la voglia di vivere uno stato nascente, un’ebbrezza creativa”. Che ti chiedi: d’accordo che serve una frustata per rimettere in moto la storia [minuscola nostra], ma dobbiamo proprio “reincantarci” con un vitalismo anarcoinsurrezionalista vagamente piccoloborghese?

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