Il magazzino delle parole

Il mondo dello scrivere e del dover scrivere è pieno di grosse parole e concetti che hanno perduto i loro oggetti. Gli attributi dei grandi uomini e dei grandi entusiasmi vivono più a lungo delle loro cause, e perciò v’è una quantità di attributi in sopravanzo. Sono stati coniati chissà quando da un uomo importante per un altro uomo importante, ma entrambi sono morti da un pezzo, e i concetti sopravvissuti devono essere adoperati. Perciò per l’attributo si cerca sempre l’uomo. La «grandiosa potenza» di Shakespeare, l’«universalità» di Goethe, la «profondità psicologica» di Dostoevskij, e tutte le altre immagini che una lunga evoluzione letteraria s’è lasciata dietro ingombrano i cervelli di quelli che scrivono, e per via di questo ingorgo proclamano oggi la profondità di uno stratega del tennis e la sublimità di un poeta alla moda. Si capisce che sono contenti quando possono appiccicare a qualcuno senza rimetterci le parole di cui hanno pieno il magazzino.
(Robert Musil, L’uomo senza qualità)

a cura di Massimo Adinolfi

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