E il quarto oro uscendo dall’infermeria

Quando Kjetil Andre Aamodt ha tagliato per primo il traguardo del SuperG al Sestriere, abbiamo subito avuto l’impressione della grande impresa. Mancavano ancora cinque sciatori tra i favoriti e c’era sempre il rischio di una sorpresa, come era accaduto nella discesa libera dove il francese Deneriaz lo aveva buttato fuori dal podio. Proprio in quella discesa Aamodt aveva accusato un infortunio al ginocchio che ha rischiato di mettere la parola fine alle sue Olimpiadi, probabilmente le ultime della sua lunga carriera. Si è messo a riposo saltando la combinata e giocandosi tutte le carte nella sua specialità preferita: il SuperG, appunto. Il norvegese ha disegnato curve perfette nella prima parte del tracciato per poi cedere qualcosa sul finale, ma tanto è bastato a lasciare dietro tutti gli altri. A Hermann Maier sarebbero serviti cinquanta metri di pista in più per completare la rimonta, ma il suo argento è comunque un ottimo risultato, soprattutto perché limita i danni di una squadra austriaca completamente in barca. Bode Miller? Non pervenuto: troppa discoteca in questi giorni, a sentire le cronache mondane che arrivano da Torino. Aamodt le piste da ballo non le ha nemmeno viste, concentrato com’era nel tentativo di raggiungere un risultato che ha dell’incredibile. Un oro olimpico in SuperG a quattordici anni di distanza dal suo primo successo (ad Albertville nel 1992) e a trentaquattro anni suonati è già di per sé una cosa pazzesca. Ma c’è di più, perché con questa vittoria Aamodt è salito sul gradino più alto del podio olimpico per la quarta volta in carriera. Nessuno sciatore ci era mai riuscito. Non Jean-Claude Killy, non Toni Sailer, non Alberto Tomba. Il tranquillo atleta norvegese scrive quindi il suo nome accanto alle leggende dello sci alpino e se le medaglie olimpiche sono il metro di paragone, lui è il più grande di tutti.
Neanche un’ora dopo l’inatteso trionfo di Kjetil Andre Aamodt era il momento di riscrivere anche la storia dello sci femminile. Janica Kostelic si abbatteva come una furia sulla combinata femminile portandosi a casa il quarto oro olimpico in carriera. Anche lei, come il norvegese, entra nella leggenda perché nello sci alpino femminile nessuna ha vinto alle Olimpiadi come lei. La croata è quasi certamente la più grande sciatrice di tutti i tempi, talmente dominante in tutte le specialità da far sembrare questo quarto oro una pura formalità. Non è così, visto che la Kostelic deve combattere da tempo con i suoi problemi di salute. Operata alla tiroide due anni fa, Janica non si è mai veramente ripresa e fra cure ormonali e problemi fisici legati a quell’operazione una sua vittoria qui non era così scontata. Al cancelletto della discesa libera femminile, infatti, lei non c’era. Alla luce dei bollettini medici le due imprese che hanno definitivamente consegnato alla storia Aamodt e la Kostelic sono ancora più significative. Il norvegese che si infortuna al ginocchio dopo poche curve in discesa riesce a vincere pochi giorni dopo il superG. La croata che riesce a trovare il guizzo in combinata nel giorno di “libera uscita” dall’infermeria. Due grandi campioni, immensi, che nello stesso giorno vincono più di una semplice gara di sci.

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