L’outing neocentrista di Veltroni

Cara Left Wing – Le vostre critiche a Veltroni nell’editoriale di lunedì scorso mi sono sembrate ingenerose e inopportune, specialmente in campagna elettorale. Mi chiedo sinceramente perché ce l’abbiate tanto con lui, se addirittura prendete a pretesto una frase infelice affidata a un bigliettino (che avrebbe dovuto restare riservato) per metterlo alla berlina.
Gabriele Arcangelo

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Al contrario, se lo abbiamo criticato è perché siamo abituati a prendere sul serio le sue parole. Così come abbiamo preso sul serio – e con rammarico – la sua decisione di lasciare la politica per l’Africa, dopo l’eventuale secondo mandato. In verità non è una novità per i sindaci di Roma: nel 1911 Prospero Colonna lasciò la capitale per partecipare alla guerra di Libia, venticinque anni dopo Giuseppe Bottai abbandonò il Campidoglio per spezzare le reni all’Etiopia. L’impegno umanitario di Veltroni rappresenta dunque un netto progresso rispetto ai suoi predecessori, partiti per l’Africa alla guida delle truppe coloniali.

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