Notai

Non c’è bisogno di essere liberisti convinti per ritenere che la direttiva Bolkestein non fosse affatto male e che la sua applicazione, anche nella versione originaria, avrebbe fatto un gran bene all’Europa e soprattutto all’Italia. Le ragioni del no francese alla Costituzione europea ci sono note, ciò nonostante continuiamo a temere l’idraulico italiano assai più del suo collega polacco. Più di tutti però ci fa paura la nuova figura politica che è emersa in questa battaglia – o per dirla in termini marxisti: generata dalle nuove condizioni dell’economia e dalle conseguenti necessità della lotta politica – il notaio no global. Eppure, a pensarci bene, il notaio no global è sempre esistito. Diremmo anzi che è figura archetipica dell’Italia: con la sua cultura giuridica di burocratico azzeccagarbugli, la sua posizione sociale sostanzialmente parassitaria, la sua ideologia politica radicale e parolaia. C’è sempre stato, in fondo, il notaio no global. Tanti illustri commentatori che si erano convinti di poterlo sconfiggere oggi facendo il gioco delle tre carte, nascondendosi dietro una direttiva europea, hanno dimostrato soltanto di non aver capito con chi avevano a che fare. Con il vecchio trucco del vincolo esterno, i nostri liberisti pensavano di rubare in casa dei ladri. Non sorprende che ne siano usciti in mutande. Ce ne dispiace davvero, perché avevano più di un buon argomento, ma la lotta era impari.

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