L’autobiografia di Jenna Jameson

Un inspiegabile pregiudizio intellettuale porta a ritenere che chi faccia di mestiere l’attrice porno (ergo, una zoccola) sia anche (o proprio per questo) una stupida. L’autobiografia di Jenna Jameson, Vita da pornostar (Sonzogno), scritta in collaborazione con Neil Strauss, fa polpette di simili presunzioni.
Jenna Jameson, per i pochissimi che non lo sapessero, è l’icona indiscussa del porno americano, una delle rare attrici del genere note sia agli intellettuali sia alle casalinghe. Una Moana Pozzi americana moltiplicata per cento, insomma, ma viva e vegeta.
Il libro, oltre che un’autobiografia, è un appassionante romanzo con venature noir, un saggio filosofico, un’inchiesta sull’industria del porno. Ma soprattutto, e sorprendentemente, un capolavoro di letteratura per ragazze, che andrebbe affiancato a Louisa May Alcott e Jane Austen nella formazione delle giovani fanciulle moderne. I vari generi si alternano e si intrecciano dall’inizio alla fine. Si comincia con il puro thriller: un cadavere, un omicidio, una giovane spogliarellista di Las Vegas di nome Jennasis, che in un lungo flashback scopriamo essere stata una timida teenager, ossessionata dal seno che non vuole decidersi a crescere e dai peli pubici che non vogliono spuntare. Nulla a che vedere, apparentemente, con il colosso industriale vivente, valutato trenta milioni di dollari, che può dire di aver convinto “metà della popolazione americana a farsi le seghe guardandomi”.
Dalla bambina timida costretta a traslocare troppo spesso all’adolescente ribelle, e da questa alla regina del sesso, la metamorfosi è stupefacente. Non è chiaro, né al lettore né alla stessa autrice, quanto questo sia stato frutto del caso o predestinazione. Ma traspare, pagina dopo pagina, l’assoluta determinazione con cui Jenna Jameson ha voluto, per tutta la sua vita, costruire un successo. E la dedizione con cui si è applicata al suo obiettivo. Una caratteristica questa che l’icona del cinema per adulti ha in comune con l’icona tout court del nostro tempo: Madonna. Certo, fare la regina del porno non era il sogno di bambina di Jenna, quasi tutte le attrici porno vogliono fare le modelle. Ma qualunque cosa tu faccia, devi darti delle linee guida e limiti ben precisi. E sapere dire no quando serve. Solo così, spiega Jenna, si conserva la salute mentale e si guadagna il rispetto altrui.
Oggi Jenna Jameson è una donna sicura ed equilibrata, capace di affrontare con disinvoltura sia gli aspetti più prosaici del proprio lavoro, sia un passato di dipendenza dalle droghe. Ed è già pronta per l’ultima metamorfosi: da dea del sesso a maître à penser. I preziosi consigli di zia Jenna spaziano dalle sue competenze specifiche, come i dieci punti da seguire per fare un pompino a regola d’arte, a questioni di carattere estetico (“sono di origine italiana, quindi tendo a essere piuttosto pelosa”), savoir vivre (“di solito fiuto sempre un diamante”), fino ad acute considerazioni sulla vita: “All’epoca mi strafacevo ed ero a corto di contante (i due criteri peggiori su cui basare una decisione)”.
Quanto al “business”, viene descritto senza moralismi e senza infingimenti, a tratti con crudezza. Per Jenna ha rappresentato comunque un’enorme opportunità. Ed è riuscita a coglierla fino in fondo. Oggi limita al minimo le apparizioni sul set, occupandosi assieme al marito della propria casa di produzione e del variegato universo delle attività legate al marchio ClubJenna. Le eventuali pretendenti al trono però ricordino bene una cosa: “E’ un lavoro difficile, solo poche donne sono belle mentre scopano”.

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