Lacuna Coil

Per il metal c’é più interesse all’estero. Da noi c’é un forte pregiudizio e viene spesso affiancato al satanismo. Non capisco perché se succede qualcosa a un ragazzo che ha il poster di Marilyn Manson si dà la colpa alla musica. Se il poster è di Ramazzotti non si fa lo stesso collegamento” (Corriere della Sera, intervista a Cristina Scabbia, 7/11/04).
Come si passa dagli spalti del Castello Sforzesco al palco del Festival Osbournesco? Dall’inquinata nebbia milanese alle cortine fumogene dell’OzzFest? E’ un bel salto davvero, per chiunque, soprattutto per chi lo ha intrapreso in tempi e luoghi non esattamente propizi a un’arte (la musica) e a un genere (il metallo gotico) che non godevano, in quel momento, di particolare popolarità e diffusione. Milano non è Oslo. E nel 2006 lo status di metropoli europea è soltanto una chimera; una patina superficiale impropriamente esibita quando, nel migliore dei casi, quella dimensione rimane ancora un lontano traguardo da raggiungere. Forse pensavano a questo, i Lacuna Coil, impacchettando dieci anni fa il loro primo demo e destinandolo solo a etichette straniere. Formatisi due anni prima con il nome di Sleep Of Right (sempre in tema con il clima della capitale economica) poi mutato in Ethereal e quindi nell’attuale (“Ethereal” apparteneva già ad altro gruppo), firmano nel ‘97 con una delle più importanti label del settore, la Century Media. Incidono l’ep “Lacuna Coil” (inizia qui la collaborazione con Waldemar Sorychta, produttore di Tiamat e Samael e chitarrista dei Grip, Inc.) pubblicato nel 1998. E lo portano in tour con una formazione che comprende Cristina Scabbia e Andrea Ferro alla voce; Marco Coti Zelati, basso e tastiere; Cristiano Migliore, chitarre e Cristiano Mozzati alle percussioni. Un secondo tour europeo prelude all’uscita del debutto full-lenght, “In A Reverie” (’99) e all’ingresso del secondo chitarrista Marco Biazzi. Suggestivi e suadenti, aggressivi quanto basta, devoti al gotico più romantico e meno sanguinario, aprono una sequenza che, attraverso i passaggi di “Unleashed Memory” (’01) e “Comalies” (’02), li porta a conquistare solida fama e seguito, dapprima all’estero, successivamente in patria. Quando, oltre all’eco delle tournée Type ONegative, P.O.D., Opeth, Danzig, Dimmu Borgir e In Flames, arrivano anche le cifre del successo in termini di vendita: “Comalies” vende più di 250mila copie in totale e ben 150mila negli Stati Uniti, diventando il cd più venduto nella storia della Century Records. A ruota, arriva anche l’inserimento di “Swamped” nella colonna sonora di “Resident Evil: Apocalipse”. Occorrono ben quattro anni, tuttavia, per ascoltare il nuovo lavoro, “Karmacode” (aprile ’06). Più volte annunciato e rimandato, a dimostrazione di quanto la band abbia la capacità e la volontà di controllare la propria carriera, riprende il filo del discorso con immutato talento e sonorità. Senza ripetersi, senza cercare forzate soluzioni “nuove” e senza indulgere – come qualche commentatore ha già sostenuto – in aperture atte a soddisfare il gusto di una platea più vasta.
Il buon livello complessivo di “Karmacode” conferma la qualità d’insieme dei Lacuna Coil, il loro grande affiatamento: dietro una produzione curata c’è la sostanza di canzoni come “Devoted”, morbida e potente; la suggestiva “Fragments Of Faith”; “In Visibile Light”, lenta e solenne, quasi doom; “Enjoy The Silence”, in tono epico. Di rilievo anche i testi, ove ricorrono – a ulteriore dimostrazione di quanto la band sia consapevole del momento – riflessioni sullo scorrere del tempo, sulla vita e sui cambiamenti. Quanto al dubbio d’apertura, bisogna riconoscere che, talvolta, la musica metal può indurre particolari stati d’animo. Ramazzotti, no.

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