Anatomia di un telefilm

A volte anche i telefilm diventano adulti. Ci sono quelli che nascono predestinati, maturi, vincenti eppure dopo una stagione siamo ancora qui a chiederci se non siano un bluff, come ci è accaduto per Lost. Poi ci sono quelli che partono in sordina e si conquistano sul campo la serie A. Come è successo a Grey’s Anatomy. Non che improvvisamente abbia perso i suoi insopportabili vezzi, come la voce narrante di Meredith, la tendenza a voler essere trasgressivo senza abbandonare la morale dei buoni sentimenti, il vizio dell’happy ending. Li ha solo dosati meglio. Li ha inseriti in storie più forti e ha finalmente deciso che cosa far fare da grandi ai suoi personaggi. Anche se non a tutti e certamente non a Meredith, la protagonista.
Se esiste un momento in cui si può dire che Grey’s Anatomy è entrato nell’olimpo dei telefilm, allora è stato il 5 febbraio scorso, la notte del Superbowl. Quella sera in America, come ogni anno, tutti i televisori erano sintonizzati sull’evento. Dunque era inevitabile che al termine una parte degli spettatori rimanesse sullo stesso canale, la Abc, su cui andava in onda la prima parte di una puntata doppia di Grey’s Anatomy (che in Italia si intitolerà “Codice nero” e andrà in onda questo lunedì e il prossimo, su FoxLife). Quella sera il telefilm è stato seguito da quasi 40 milioni di telespettatori. Un record. E se anche la seconda parte, ovviamente, non ha avuto gli stessi ascolti, comunque si è difesa assai bene. Lanciando Grey’s all’inseguimento degli ascolti di Desperate Housewives, settimana dopo settimana. Niente male per la Abc, che aveva accoppiato le due serie mandandole alla domenica sera, l’una di seguito all’altra.
La doppia puntata comunque non tradisce le aspettative, anche se non si fa mancare le solite cadute sentimentali. E schiera Christina Ricci nei panni di una giovane paramedica un po’ inesperta. Anzi, talmente inesperta da infilare la mano nella ferita aperta (e profonda) di un paziente. E se vi dicessimo che in quella ferita troverà una specie di bomba inesplosa, vi avremmo detto solo una piccolissima parte dei casini che scoppieranno di lì a pochi minuti. Perché se emergenza deve essere, che sia totale e disperatissima.
Certo, Grey’s Anatomy non è ER e per aumentare la tensione mette a dura prova la nostra sospensione di incredulità. Ma non è certo l’azione a tenere insieme il doppio episodio, è piuttosto una sorta di incastro emozionale, che per qualche ora tiene legati i personaggi l’uno all’altro e conduce lo spettatore, stremato, fino alla fine delle due ore. Non sarà da questi particolari che si giudica un telefilm, ma sta di fatto che da allora Grey’s Anatomy non ha più smesso di crescere. E così nei piani della Abc, da spalla di Desperate Housewives, quest’altro anno diventerà le regina del giovedì sera. Giustamente.

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